Il caso

Trasporti sardi tra rincari e ritardi: cresce il peso della crisi globale Tra caro carburanti ed Ets, collegamenti sempre più onerosi e nessuna soluzione concreta per l’Isola

Un camion in porto

Il tema dei collegamenti da e per la Sardegna torna al centro del dibattito, aggravato da una fase internazionale complessa che amplifica criticità già note. A pesare è soprattutto l’assenza di un sistema stabile di continuità territoriale per il trasporto marittimo delle merci, con costi che lievitano sensibilmente nei mesi estivi. Gli autotrasportatori, infatti, devono affrontare tariffe sempre più elevate, anche a causa dell’impatto dell’Ets, il meccanismo europeo che introduce un costo sulle emissioni di CO2.

Sul fronte aereo, la situazione non appare più rassicurante. Il caro carburante, legato anche alle tensioni geopolitiche, rischia di tradursi in un aumento della spesa pubblica necessaria a garantire il diritto alla mobilità dei cittadini sardi. Intanto, il confronto politico procede senza risultati concreti, tra accuse reciproche e letture divergenti.

Da una parte si sottolinea l’impegno del Governo nel rivedere le politiche europee considerate penalizzanti per il settore dei trasporti; dall’altra si evidenzia come altri Paesi abbiano ottenuto deroghe e risorse significative per sostenere le isole. Il confronto si sposta così anche in ambito europeo, dove si chiede l’apertura di un negoziato per strumenti strutturali.

I numeri confermano la criticità: l’incidenza dell’Ets sui costi di trasporto ha raggiunto livelli rilevanti, con aumenti che si riflettono direttamente su imprese e consumatori. In questo scenario, le proposte in discussione al Senato puntano a contenere i rincari e garantire collegamenti più accessibili, ma resta l’urgenza di una strategia duratura capace di affrontare i limiti legati all’insularità.


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