
L’interno di un carcere
Le informazioni ufficiali arrivate da Roma sull’operazione Iride alimentano in Sardegna rabbia e preoccupazione. Quello che nel resto d’Italia è stato presentato come un intervento di «svuota-carceri», nell’Isola si è tradotto invece nell’arrivo di 88 detenuti sottoposti al regime di 41 bis nella sezione di massima sicurezza, ala sud, del carcere di Uta.
Il trasferimento ha interessato sei istituti penitenziari. Il reparto di Viterbo, che ospitava 41 detenuti ritenuti pericolosi, è stato svuotato; altri trasferimenti sono avvenuti da Milano (9), Roma (4), L’Aquila (7), Spoleto (6) e Terni (21). I detenuti sono arrivati allo scalo militare di Decimomannu a bordo di aerei dell’Aeronautica, per poi essere trasferiti a Uta con un imponente dispositivo di sicurezza, articolato tra sabato e domenica.
Per il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, l’operazione è stata caratterizzata da una pianificazione coordinata, con movimentazioni simultanee, la riorganizzazione dei reparti e perquisizioni straordinarie. Parole che hanno suscitato la reazione di Maria Grazia Caligaris, dell’associazione Socialismo, diritti, riforme, secondo cui il tono celebrativo dell’esponente del governo confermerebbe «la totale estraneità della Sardegna a un’azione dal carattere, ora più che mai, fortemente coloniale».
Sul trasferimento si è aperto anche uno scontro politico. Pietro Pittalis, deputato e segretario regionale di Forza Italia, ha ricordato che il progetto di Uta era stato programmato da anni, rilanciato durante il governo Conte II, quando Alfonso Bonafede era ministro della Giustizia, fino alla previsione di una struttura da 92 posti. Mario Perantoni, deputato M5S, ha replicato che la contestazione non riguarda il 41 bis, ma la scelta di concentrare in Sardegna strutture di massima sicurezza senza un preventivo rafforzamento degli organici.
Critico anche il senatore Pd Marco Meloni, che attribuisce la situazione alla cosiddetta «preferenza insulare» introdotta nel 2009 e alla volontà dell’attuale governo di darle piena attuazione. Il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini ha ricordato l’ordine del giorno approvato a febbraio, sottolineando come i nuovi trasferimenti siano avvenuti senza una condivisione con l’Isola.
Ora, accanto alla polemica politica, emerge con forza la questione sanitaria. L’aumento della popolazione detenuta rischia infatti di mettere ulteriormente sotto pressione un sistema già fragile. «L’arrivo dei boss nel carcere di Uta può avere ripercussioni pesantissime sul sistema sanitario dell’intero territorio», avverte la segretaria generale della Uil sarda Fulvia Murru.
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