La rubrica

Viaggiare tra i libri | Tre storie per andare oltre gli stereotipi L'estate è la stagione in cui si può riscoprire la lettura: tre consigli

Le giornate si allungano, i ritmi rallentano e finalmente c’è quel tempo sospeso che serve per immergersi in una storia, sospesi in una bolla lontani dalle ansie quotidiane, dagli impegni e dal ticchettio dell’orologio. Sia che ci si trovi sotto l’ombrellone o in un rifugio in montagna o sotto il ventilatore di casa propria, il libro e la lettura acquistano, in questo periodo dell’anno, un sapore speciale. E che può essere riscoperto anche da chi dalla lettura si è dovuto allontanare per la frenesia della quotidianità o da chi per tanto tempo non ha sentito il bisogno di immergersi nelle storie altrui e che oggi cerca l’occasione giusta per riprovare a farlo. Anche per questo il nostro breve viaggio inizia da tre storie il cui filo conduttore è la ricerca del proprio spazio nel mondo, della necessità di andare oltre i confini sociali e gli stereotipi. Libri che dialogano con il passato, ma che parlano anche la lingua di un presente in cui giovani e non cercano il luogo per esprimere sé stessi nella collettività.

La ragazzina, di Valeria Parrella (Narratori Feltrinelli), dà voce alla figura di Giovanna D’Arco spogliata dalla monumentalità del mito, della santità o dell’iconografia guerriera per restituire un’immagine più pura e autentica, quella di un’adolescente che cresce, sbaglia e si ribella. In questo romanzo civile, Giovanna D’Arco rappresenta l’archetipo di ogni giovane donna che in qualsiasi epoca storica decide di superare gli stereotipi, rifiutando il ruolo e il posto che il mondo degli adulti ed il potere patriarcale hanno stabilito. È un libro dall’anima potente, intima, ma anche un invito al coraggio, alla ribellione e all’impegno politico – sociale.

All’interno di una cultura adulta dominante che ci vuole imporre il proprio modello e dello scontro generazionale si inserisce il protagonista della seconda lettura, Gli indegni di Francesco Abate (Einaudi). Livio è un ragazzo di 16 anni, che stanco delle dinamiche familiari e di una quotidianità soffocante e provinciale fugge di casa per assistere al concerto di Patti Smith. In questo viaggio – fuga, Livio sperimenta un nuovo mondo, che sfugge alle regole dell’ordinario, fatto di trasgressione, ribellione e scoperta dell’amore. Si delinea così un personaggio autentico, goffo, bizzarro che rappresenta una generazione di giovani che non vuole arrendersi agli stereotipi, che vive il futuro con rabbia e speranza alla ricerca del senso della libertà. Il libro è un affresco della Cagliari degli anni 80 tra punk, house, rock, radio indipendenti, club, eccessi e contraddizioni. È un libro autentico, profondo, malinconico: il ritmo serrato costruito dall’autore cagliaritano porta il lettore a seguire il viaggio emotivo, affettivo e di crescita di Livio, in cui ogni caduta rappresenta una piega in più nel suo modo di stare al mondo, di sopravvivere e amare.

La terza storia che vi voglio raccontare è quella di Ophélie si vendica, di Michael Bussi (E/O edizioni). La protagonista Ophélie, a soli 7 anni, assiste alla morte violenta della mamma. Sebbene il padre venga condannato per l’omicidio, la bambina si convince che il vero colpevole sia un altro. Cresciuta in un centro di accoglienza, Ophélie diventa una studentessa ribelle, trasforma la sua intera vita in un piano per incastrare i testimoni per poter mettere in atto la sua vendetta per tutto il dolore vissuto. Il romanzo è un affresco sociale che rappresenta la Francia delle periferie, della povertà e degrado degli anni 80-90. È un romanzo di formazione, un thriller psicologico ad alto livello di manipolazione narrativa, tipica dell’autore, che ribalta costantemente la prospettiva, rendendo la storia e la lettura accattivante.

Federica Deidda (Articolo apparso su Kalaritana Avvenire del 19 luglio)


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