
Un fenomeno in crescita che mette a rischio chi ogni giorno lavora in prima linea nella cura dei pazienti. Nell’area metropolitana di Cagliari e nel Medio Campidano, le aggressioni al personale sanitario sono state 143 nel biennio 2023-2024. Un dato che, secondo la UIL FPL, rappresenta solo una parte di una realtà più ampia e spesso sommersa.
L’analisi, condotta dal Centro studi del sindacato su un campione di oltre diecimila operatori distribuiti in diverse aziende sanitarie, evidenzia una diffusione trasversale degli episodi. I contesti più critici risultano essere i Pronto soccorso, dove si concentra oltre un terzo dei casi, seguiti dai servizi psichiatrici e dalle aree legate alle dipendenze. Non sono però immuni neppure i reparti di degenza ordinaria e altri ambiti assistenziali.
La violenza assume forme diverse: in circa quattro casi su dieci si tratta di aggressioni fisiche, mentre la componente verbale resta la più frequente. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto gli infermieri, che rappresentano quasi la metà delle vittime, seguiti da medici, operatori socio-sanitari e personale esterno, come le guardie giurate.
Secondo i rappresentanti sindacali, tra cui Mimmo Foddis, Massimo Marceddu e Fabio Sanna, il quadro è allarmante e richiede interventi immediati. Le aggressioni, sottolineano, non solo compromettono la sicurezza degli operatori, ma incidono anche sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalla sottostima del fenomeno: molti episodi, infatti, non vengono denunciati, rendendo difficile una valutazione precisa della portata del problema. Da qui l’appello alle istituzioni affinché vengano adottate misure efficaci di prevenzione, tutela e supporto per chi lavora nel sistema sanitario.
Qui l’intervista al segretario organizzativo regionale di Uil-FP Massimo Marceddu andata in onda su Radio Kalaritana.
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