Trasporti

Aeroporti sardi, lo stop ai 30 milioni riapre il confronto sulla fusione Le decisioni della Giunta Todde portano a un rallentamento intorno alla costituzione della holding unica di gestione degli scali regionali, con la fusione che viene rimandata all'anno prossimo

L’aeroporto di Cagliari-Elmas

La fusione degli aeroporti sardi non è ancora archiviata, ma lo stop ai 30 milioni di euro destinati alla partecipazione regionale nella futura holding riapre interrogativi e prospettive sull’operazione. L’emendamento approvato l’altro ieri, proposto dalla stessa Giunta regionale, congela infatti il percorso che avrebbe dovuto portare la Regione al 9,25% della società unica insieme a F2i Ligantia e alla Camera di commercio di Cagliari-Oristano.

La decisione mette in pausa anche la sottoscrizione degli «accordi vincolanti» tra i futuri soci, passaggio considerato decisivo per arrivare alla costituzione della holding. Il progetto, sostenuto dall’asse Pd-M5S e dalla Giunta guidata da Alessandra Todde, prevede il trasferimento dello scalo di Cagliari, oggi ancora sotto controllo pubblico, nella nuova struttura a maggioranza privata.

Il percorso era stato illustrato l’8 giugno dall’assessora regionale ai Trasporti Barbara Manca durante una seduta del Consiglio comunale di Cagliari dedicata proprio alla fusione. In quell’occasione Manca aveva parlato di un piano articolato in dieci fasi, con la Regione allora indicata al 9,25%, la Camera di commercio al 40,5% e F2i al 50,25%.

Gli accordi vincolanti avrebbero dovuto precedere anche la successiva costituzione di una Rete aeroportuale ministeriale. Un modello che era stato indicato dallo studio Lca di Milano, incaricato dalla Regione nel 2025 di valutare opportunità e fattibilità della gestione unica. L’advisor aveva però definito l’operazione con F2i e Camera di commercio «meramente commerciale» e priva di sufficiente «interesse pubblico».

Ora il congelamento delle risorse interrompe il cammino verso la fase finale dell’operazione. A complicare ulteriormente il quadro c’è anche la bozza del nuovo Piano nazionale aeroporti, che promuove sistemi integrati tra società di gestione senza richiedere necessariamente modifiche nella titolarità delle concessioni.

Sul fronte politico, l’ex presidente del Consiglio regionale Michele Pais considera lo stop «un primo segnale di prudenza» e rivendica la fondatezza dei dubbi sollevati dall’opposizione. Per l’esponente della Lega, gli aeroporti devono restare strumenti di interesse pubblico, capaci di garantire continuità territoriale, accessibilità e sviluppo equilibrato dell’Isola.

Pais invita quindi la Regione a utilizzare il tempo disponibile fino alla Finanziaria 2027 per rivedere il progetto, rafforzare il controllo pubblico e costruire una vera rete aeroportuale sarda, basata sulla collaborazione tra Cagliari, Olbia e Alghero più che sulla semplice fusione societaria.


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