
È uscito un nuovo libro: Effis Poderosu, in occasione della festa di Sant’Efisio. Autore, Giovanni Spano.
«Efis Poderosu – ha detto l’autore ai microfoni di Radio Kalaritana – è il secondo volume di una collana inaugurata con il libro dedicato a San Giovanni di Quartu. La collana racconta ai bambini, in lingua sarda, la storia delle principali feste dell’Isola. In questo caso ci concentriamo sulla prima parte della festa di Sant’Efisio, quella che si svolge a Cagliari: i preparativi del Primo Maggio, gli eventi che precedono l’uscita del Santo e la processione cittadina che si conclude a Giorgino.
È previsto un seguito?
Sì, il prossimo volume racconterà la seconda parte della festa, cioè la processione “di campagna”: da Giorgino a Nora e poi il ritorno a Cagliari.
A chi si rivolge questo progetto?
Principalmente ai bambini, ma in realtà anche agli adulti. Utilizziamo i più piccoli come ponte per arrivare ai genitori. Il libro è scritto interamente in sardo, con traduzione in italiano, ed è illustrato da Leo Pes, acquerellista di grande talento.
C’è quindi anche un intento linguistico e culturale?
Assolutamente sì. Il sardo è una lingua che stiamo progressivamente perdendo. Questo progetto vuole avvicinare bambini e famiglie alla lingua e alle tradizioni. Molte feste hanno già perso parte dei loro rituali in sardo: noi cerchiamo di recuperarli prima che sia troppo tardi.
Può farci un esempio concreto di questo recupero?
Certo. In molte confraternite le consorelle vengono chiamate “cunsorrisi”, ma nell’Arciconfraternita di Sant’Efisio si usa il termine “germanasa”. Senza un lavoro di questo tipo, parole così rischierebbero di scomparire.
Quanto lavoro c’è dietro questi volumi?
Molto. È un lavoro di ricerca sulle radici storiche: guardare indietro per poter andare avanti. L’obiettivo è fissare la memoria e allo stesso tempo favorire la continuità delle tradizioni, della fede e del sentimento popolare.
Quali saranno i prossimi progetti?
A breve uscirà un volume dedicato a San Sisinnio a Villacidro. Poi lavoreremo su Sant’Antine (San Costantino) e sull’Ardia di Sedilo, e su tante altre feste importanti della Sardegna.
Parliamo anche della struttura del libro: è una scelta precisa renderlo breve e illustrato?
Sì, è una scelta consapevole. I libri sono agili, di circa 30-45 pagine, ricchi di illustrazioni e con testi brevi. Viviamo in un’epoca in cui l’attenzione è limitata: serve un linguaggio semplice, diretto, ma efficace.
È difficile scrivere per i bambini?
Molto. Richiede uno sforzo di sintesi importante. Bisogna “masticare” il contenuto e restituirlo in forma semplice, senza perdere il significato autentico della festa.
Come mantenete l’equilibrio tra semplicità e accuratezza?
Cerchiamo di usare parole accessibili ma autentiche. Inseriamo termini tipici come sa ramadura, i nomi delle essenze (su zippiri, sa menta), oppure gli elementi degli abiti e degli addobbi del santo. Non entriamo troppo nel dettaglio, ma neppure rinunciamo ai particolari più significativi.
Un progetto quindi prezioso per la memoria collettiva.
Sì, oggi più che mai. Viviamo in un tempo veloce e distratto: il rischio di dimenticare le nostre radici è concreto. Questo lavoro nasce proprio per contrastarlo.
Qui l’intervista integrale su Radio Kalaritana
Scopri di più da Kalaritana Media
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
