Lavoro

Diritti delle donne, la segretaria Filcams Sardegna: «Sciopero messaggio politico, non punto d’arrivo» Nella Milazzo, segretaria regionale, ai microfoni di Radio Kalaritana

Manifestazioni oggi davanti alle prefetture di Cagliari e Sassari, promosse dalla Filcams CIGL Sardegna, per celebrare la Giornata internazionale della donna e ribadire le disparità ancora presenti nel mondo del lavoro.

«Lo sciopero – ha detto Nella Milazzo, segretaria regionale Filcams Sardegna, ai microfoni di Radio Kalaritana – vuole inviare un messaggio politico chiaro. Operiamo nei settori terziario, turismo e servizi, a forte prevalenza femminile, e denunciamo che ancora oggi persiste una distanza significativa nella parità salariale tra uomini e donne, che in Sardegna va dai 6mila agli 8mila euro l’anno. Denunciamo anche l’occupazione femminile più bassa di 14 punti rispetto a quella maschile e il fenomeno del part-time involontario, molto diffuso nei nostri settori e spesso malpagato. Le donne hanno bisogno di essere valorizzate, sostenute e libere di autodeterminarsi nel lavoro e nella vita».

Quali sono le principali richieste della Filcams in questa giornata?

Vogliamo inviare un messaggio politico. Operiamo nei settori terziario, turismo e servizi, a forte prevalenza femminile, e denunciamo che ancora oggi persiste una distanza significativa nella parità salariale tra uomini e donne, che in Sardegna va dai 6mila agli 8mila euro l’anno. Denunciamo anche l’occupazione femminile più bassa di 14 punti rispetto a quella maschile e il fenomeno del part time involontario, molto diffuso nei nostri settori e spesso malpagato. Le donne hanno bisogno di essere valorizzate, sostenute e libere di autodeterminarsi nel lavoro e nella vita.

Oltre alle disparità salariali e all’occupazione, quali altre motivazioni vi hanno spinto a proclamare lo sciopero?

Scioperiamo per un lavoro stabile e di qualità, per contrastare la distanza delle istituzioni dalle istanze di genere e per denunciare interventi normativi insufficienti. Penso, ad esempio, alla debolezza delle norme sulla parità salariale e al rifiuto di alcune proposte sul congedo paritario. Non possiamo ignorare nemmeno il tema della violenza e del rispetto del consenso: sono tutti aspetti che compromettono la libertà delle donne.

La manifestazione è un punto di partenza?

Assolutamente. La giornata internazionale delle donne deve essere l’occasione per parlare di condizioni femminili in Italia e in Sardegna, ma non basta. Ci sostengono anche altre categorie, come la FTC, e le Camere del Lavoro di Cagliari e Sassari. È un messaggio politico, coraggioso, e noi continueremo a parlare, a denunciare e, se serve, a “urlare” le differenze e le disuguaglianze di genere ancora presenti nella nostra società.

Quali le prossime iniziative dopo lo sciopero ?

Continueremo con progetti specifici, anche nelle scuole, per diffondere una cultura del rispetto e prevenire la violenza di genere. La nostra lotta femminista è quotidiana: agiremo 365 giorni all’anno, fino alle prossime iniziative nazionali, come la Giornata del 25 novembre contro la violenza sulle donne. Saremo presenti sempre, ovunque, per portare avanti questo messaggio.


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