
(foto ansa sardegna)
Povertà, emarginazione, percorsi di reinserimento dal carcere, violenze e discriminazioni: sono oltre 400 le persone nell’area metropolitana di Cagliari alla ricerca di un tetto o di un sostegno per ricominciare.
Per rispondere a questa emergenza il Comune punta sulla riqualificazione di immobili di proprietà pubblica per realizzare 12 mini alloggi destinati a chi vive situazioni di grave disagio, con un percorso di accompagnamento professionale verso l’autonomia. È il progetto “Housing First”.
Il principio è partire dalla casa: offrire la possibilità a una famiglia di ricongiungersi oppure permettere a due pazienti dimessi da strutture ospedaliere di condividere un alloggio e la gestione quotidiana. Gli appartamenti — 8 bivani e 4 monolocali — si trovano negli stabili di via Verdi, via Piave e via Tiziano.
I destinatari principali sono famiglie monogenitoriali o bigenitoriali in condizioni di disagio conclamato, anche con figli con disabilità, ma anche persone dimesse da strutture sociali e sanitarie prive di un’abitazione adeguata.
Nove minialloggi saranno destinati alle famiglie, per circa 24 persone minori inclusi; due potranno ospitare fino a sei persone dimesse da strutture sanitarie; uno sarà riservato a due detenuti con un residuo di pena inferiore a 18 mesi che, per mancanza di una casa, non possono accedere alla detenzione domiciliare.
“L’intervento – ha spiegato il sindaco Massimo Zedda – nasce dall’idea di risolvere un’annosa questione legata alle residenze temporanee per persone in difficoltà, in particolar modo donne con bambini. Quindi risolviamo una parte di problema che avevamo, inaugurando uno spazio completamente riqualificato con un intervento di 3 milioni di euro”.
Il primo intervento è partito da via Verdi, nel centro della città, con l’obiettivo di favorire l’inclusione.
“Questa inaugurazione – ha detto l’assessora alle Politiche sociali Anna Puddu – è un’inaugurazione non di mura, ma che restituisce alle persone nomi e volti. Quindi iniziamo dalle situazioni più critiche, però poi dopo l’obiettivo è, appunto, di estendere questo progetto di autonomia proprio attraverso anche delle équipe che consentano di prendere in carico le persone sulla base dei bisogni che hanno. Le stime parlano sulla città metropolitana della presenza di circa 400 persone in condizione di grave marginalità”.
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