
La partecipazione e il confronto sono la base per costruire comunità capaci di favorire il riscatto delle persone più fragili nei contesti urbani. È questo il principio al centro del «World Cafè» organizzato dalla Caritas diocesana di Cagliari, nell’ambito del progetto “Percorsi di speranza” promosso insieme a Caritas Italiana.
L’iniziativa ha visto la creazione di diversi tavoli di confronto tra Chiesa, Terzo Settore, associazioni e istituzioni locali e regionali, coinvolgendo operatori, volontari e persone senza dimora, principali destinatari dei progetti.
Tra i temi affrontati, il diritto alla casa, l’accompagnamento all’abitare e all’autonomia, la promozione di servizi integrati per la persona, la necessità di costruire alleanze, la partecipazione attiva dei destinatari, la creazione di spazi di incontro, il superamento di pregiudizi anche grazie a una adeguata narrazione pubblica. L’obiettivo, rafforzare un metodo di lavoro comunitario e promuovere percorsi di autonomia e partecipazione attiva per chi vive in condizioni di grave marginalità urbana.
«Non c’è solidarietà senza partecipazione – ha sottolineato l’arcivescovo mons. Giuseppe Baturi – Quest’ultima crea reti comunitarie in cui le persone lavorano insieme e diventano protagoniste del proprio riscatto, superando la logica dell’assistenzialismo. Questo metodo favorisce empatia, vicinanza e fiducia, rendendo più facile trovare soluzioni condivise». Secondo l’arcivescovo, la comunità deve trasformarsi in una rete di sostegno capace di generare opportunità e solidarietà per chi si trova in difficoltà.
Il direttore della Caritas, Marco Lai, e il coordinatore del progetto, Filippo Maselli, hanno illustrato la storia e l’evoluzione di “Percorsi di speranza” a Cagliari, concentrandosi sul lavoro accanto alle persone senza dimora. «È un progetto in cui la Chiesa è protagonista di dialogo e corresponsabilità, promuovendo lo sviluppo integrale della persona – ha spiegato don Lai – L’iniziativa si inserisce in un contesto in cui la nostra diocesi è già fortemente impegnata nel favorire la co-programmazione e co-progettazione con le istituzioni. L’iniziativa di oggi vuole rendere questo dialogo sistematico e utile per l’intera comunità».
Durante il percorso, un gruppo di co-ricercatori, composto da ospiti dei dormitori, operatori e volontari, ha documentato esperienze e vissuti attraverso il metodo Photovoice, trasformando storie personali in fotografie e narrazioni condivise. «Le persone che accompagniamo hanno desideri, talenti e capacità da sviluppare – spiega Filippo Maselli – Il nostro compito è aiutarle a far emergere queste potenzialità e sostenerle nel percorso verso l’autonomia». Nei prossimi giorni la restituzione formale dei tavoli di confronto.
Questi ultimi hanno stimolato il confronto, suggerendo idee concrete e progettualità condivisa tra operatori, cittadini e istituzioni. “Percorsi di speranza” non si limita all’assistenza materiale: valorizza la dignità e le potenzialità delle persone, promuovendo un modello di corresponsabilità tra Chiesa, istituzioni e comunità. Un approccio integrale che pone al centro non solo i bisogni materiali, ma anche la dimensione culturale e spirituale, rafforzando la rete di solidarietà sul territorio.
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