La storia di Domenico Modugno rivive «Nel Blu: avere tra le braccia tanta felicità» Mario Perrotta porta sul palco del Teatro Massimo voce e energia di un’epoca intera

(Foto Luigi Burroni)

C’è stato un momento in cui il nostro Paese – e gran parte dell’Occidente – è apparso felice: sono gli anni a cavallo del 1958, prima e dopo l’inizio del boom economico. Un tempo carico di futuro, o almeno così sembrava.

Se c’è un uomo che incarna quello slancio vitale, è Domenico Modugno. Con la sua voce e la sua energia rappresenta un’epoca intera, arrivando con una sola canzone a rendere felice il mondo. Eppure sapeva di lavorare sull’effimero: «Io voglio cantare la felicità. Anche se non esiste, mi voglio illudere che esista». Una tensione vissuta fino in fondo, tra ostinazione e tormento.

«Nel Blu» racconta la parabola di un uomo nato in una terra ai margini – la Puglia – che parte per «fare l’attore» e finisce per insegnare al mondo a “volare”. Il suo canto spazza via le ombre del dopoguerra, trasformando un grido in speranza collettiva.

Il racconto si avvicina alla sua storia con rispetto, per non tradire né l’uomo né la sua terra. Ne emerge il ritratto di un’esistenza guascona e testarda, in cui la musica diventa voce ulteriore: i musicisti in scena danno forma a ciò che le parole non riescono a esprimere.

Firmato da Mario Perrotta, lo spettacolo è un omaggio intenso e personale a Modugno, simbolo di un’Italia che sognava e, almeno per un momento, ha creduto davvero di poter volare


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