DIOCESI

«Sammy ci insegna che la vita è un dono» I genitori del ragazzo affetto da progeria sono stati ospiti del Festival biblico, organizzato nel capoluogo

Il Festival biblico Secundum Verbum tuum, tenutosi nella parrocchia dei Santi Giorgio e Caterina a Cagliari, si è concluso con la testimonianza di Laura Lucchin e Amerigo Basso, genitori di Sammy Basso, il giovane affetto da progeria, la cui vita è diventata negli anni simbolo di speranza, coraggio e amore per la vita.

Qual è il primo ricordo che vi viene in mente pensando a Sammy?

Difficile perché solo pensare a Sammy è un uragano di immagini e di ricordi che emergono perché era ed è tanto, tantissimo. Quando si considera a Sammy il primo ricordo è il suo sguardo, bellissimo, gli occhi sempre così luminosi e intensi con quella luce incredibile dentro, quel sorriso radioso e la sua irrefrenabile e inconfondibile risata, la sua voce la sua voglia di comunicare, parlare, discutere di tutto.

Come è cambiato il vostro modo di vedere la vita grazie a lui?

Sammy ci ha insegnato a vedere la vita come un dono prezioso e anche, se talvolta ci mette davanti ostacoli che sembrano insormontabili, ci ha insegnato a guardare oltre le difficoltà, la vita va vissuta guardando all’essenziale a godere e ringraziare di tutte le cose, non dare mai niente per scontato.

Qual è stata la sfida più difficile da affrontare lungo il percorso?

Di sfide lungo il percorso ce ne sono state tante ma la sfida più importante e difficile sicuramente è stata quando Sammy ha deciso di sottoporsi all’operazione al cuore. È stato il primo paziente con progeria ad affrontare la sostituzione della valvola aortica a cuore battente. Si sapeva che le probabilità erano del 50%, dunque c’era un’alta probabilità di non uscire vivo dalla sala operatoria o avrebbe potuto avere delle altre problematiche, insomma tanti punti di domanda. Quando gli hanno detto della gravità del cuore gli avevano anche detto che probabilmente avrebbe avuto qualche settimana se non qualche mese di vita e poi il cuore si sarebbe fermato. Ha deciso di farsi operare ed il risultato è servito a tutti gli altri pazienti con progeria.

di Massimo Cabula

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