Nel quartiere di Sant’Elia a Cagliari, la parrocchia si conferma un punto di riferimento non solo spirituale ma anche sociale, grazie alle attività della Caritas parrocchiale sostenute anche dai fondi dell’8×1000 della Chiesa Cattolica. Un impegno che si sviluppa su più fronti: ascolto, distribuzione di beni di prima necessità e assistenza sanitaria.
A raccontare le iniziative sono stati padre Gennaro Rosato, vice parroco della parrocchia di Sant’Elia, e la dottoressa Bernadetta Loi, responsabile del centro di ascolto sanitario parrocchiale, intervenuti ai microfoni della trasmissione “Sovvenire in Radio”.
«La carità è una dimensione essenziale della vita della Chiesa» ha spiegato padre Rosato, sottolineando come l’azione parrocchiale rappresenti anche una verifica concreta della fede attraverso l’attenzione alle persone e ai loro bisogni. Il centro Caritas del quartiere si articola oggi in tre principali ambiti: ascolto sociale, distribuzione dei viveri e assistenza sanitaria.
Il servizio di ascolto rappresenta il primo contatto con le persone in difficoltà, seguito dalla distribuzione di pacchi alimentari, attiva tre giorni al mese e sostenuta dal Banco Alimentare diocesano e dai fondi dell’8×1000, oltre che da donazioni di enti e associazioni del territorio.
Accanto a queste attività si è sviluppato negli ultimi anni un importante servizio sanitario. La dottoressa Loi, medico in pensione, ha raccontato come l’esperienza sia nata dall’osservazione di bisogni crescenti nel quartiere, soprattutto legati alle difficoltà di accesso alle cure.
«Abbiamo iniziato con un ascolto sanitario delle persone fragili» ha spiegato, evidenziando come il servizio permetta di intercettare bisogni urgenti, fornire supporto nell’accesso ai farmaci e facilitare visite specialistiche nei casi più critici. Una rete di collaborazione che coinvolge anche il Banco Farmaceutico e strutture sanitarie del territorio.
Tra le iniziative più recenti, anche attività di prevenzione oncologica e progetti di “medicina di iniziativa”, che prevedono visite domiciliari per le persone non autosufficienti o anziane. Un approccio che integra aspetti sanitari e sociali, con controlli periodici e una presa in carico continuativa dei pazienti più fragili.
Il lavoro della Caritas si inserisce inoltre in una rete più ampia di collaborazioni: associazioni locali, realtà educative, sportelli sociali e progetti condivisi con enti pubblici e del terzo settore. Tra questi, lo “sportello del cittadino” e iniziative educative e sportive rivolte ai giovani del quartiere.
Dal punto di vista pastorale, padre Rosato ha evidenziato come la partecipazione della comunità sia significativa ma ancora da rafforzare. «Alcune persone della parrocchia sono molto coinvolte, ma c’è ancora margine per una maggiore sensibilizzazione dell’intera comunità», ha osservato, ricordando come la Caritas sia aperta a tutti e non solo ai frequentatori abituali della parrocchia.
L’esperienza di Sant’Elia si conferma così un esempio di integrazione tra assistenza materiale, accompagnamento sanitario e animazione comunitaria, in un contesto complesso ma ricco di iniziative solidali che puntano a costruire una rete di prossimità sempre più efficace.
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