Politica

Comandini: serve una nuova autonomia sarda oltre l’attuale Statuto Il presidente del Consiglio regionale rilancia il dibattito su federalismo e diritti nell’era dell’autonomia differenziata

Il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini

La Sardegna deve aprire una nuova stagione di riflessione sul proprio futuro istituzionale. È il messaggio lanciato da Piero Comandini, presidente del Consiglio regionale, che intervenendo a Oliena durante un convegno dedicato a Mario Melis ha richiamato la necessità di ripensare gli strumenti dell’autonomia speciale alla luce dei profondi cambiamenti in atto.

Secondo Comandini, l’Isola si trova oggi davanti a una sfida cruciale: costruire una forma più moderna di autonomia e federalismo, prendendo atto che l’attuale Statuto speciale, pur conservando intatti i valori che lo hanno ispirato, mostra limiti evidenti nella sua applicazione concreta.

Il presidente dell’assemblea sarda sottolinea come la Regione abbia fatto scarso ricorso alle norme di attuazione rispetto ad altre autonomie speciali. Un ritardo che, a suo giudizio, ha contribuito a ridurre la capacità della Sardegna di ottenere competenze e strumenti adeguati alle proprie esigenze.

Nel frattempo, osserva Comandini, il quadro nazionale sta cambiando rapidamente. L’autonomia differenziata potrebbe consentire ad alcune regioni ordinarie di acquisire prerogative e risorse superiori a quelle oggi riconosciute agli enti a statuto speciale, con il rischio di ampliare ulteriormente le disuguaglianze territoriali. In settori strategici come sanità e istruzione potrebbero così emergere differenze sempre più marcate tra cittadini appartenenti a diverse aree del Paese.

A questo scenario si aggiunge l’evoluzione delle politiche europee, sempre più fondate su regolamenti immediatamente applicabili, che riducono gli spazi di mediazione degli Stati e delle autonomie locali.

Per affrontare queste sfide, Comandini propone la costruzione di un patto tra Regione ed enti locali e il rafforzamento del dialogo con le altre Regioni. L’obiettivo è sviluppare una capacità negoziale comune nei confronti dello Stato, salvaguardando l’autonomia e garantendo pari diritti ai cittadini. Una prospettiva che, secondo il presidente del Consiglio regionale, rappresenta una condizione essenziale per preservare la coesione e l’unità del Paese.


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