
Un terreno coltivato a grano
La campagna del grano duro in Sardegna si apre sotto i peggiori auspici. Con le trebbiatrici già operative nei campi, le quotazioni del prodotto continuano a scendere fino a raggiungere livelli considerati insostenibili: circa 27 euro al quintale, ben al di sotto dei costi di produzione.
A lanciare l’allarme è Confagricoltura Sardegna, attraverso il presidente Stefano Taras, che descrive uno scenario particolarmente critico per l’intero comparto cerealicolo isolano. Secondo l’associazione, la flessione dei prezzi si inserisce in un contesto nazionale in cui le isole risultano tra le aree più penalizzate, con dinamiche peggiori rispetto al resto del Paese.
Il quadro generale viene definito come una vera e propria “tempesta perfetta”, già preannunciata nei mesi scorsi, ma aggravata nel corso dell’ultimo periodo dalle tensioni sui mercati internazionali. Tra i fattori citati figurano le instabilità geopolitiche e le conseguenze sui costi energetici e delle materie prime agricole, in particolare carburanti e fertilizzanti come l’urea, il cui prezzo risulta fortemente condizionato dagli equilibri del mercato globale.
L’aumento dei costi di produzione, unito al crollo del valore del grano duro, rischia di mettere in seria difficoltà le aziende agricole sarde, già provate da annate complesse. La redditività del settore appare compromessa e cresce la preoccupazione per un possibile abbandono progressivo della coltura, con ricadute significative anche sulle filiere alimentari legate a pane e pasta.
Nel tentativo di stabilizzare il mercato, il Ministero dell’Agricoltura ha istituito la Commissione unica nazionale per il grano duro, con il compito di monitorare e orientare la formazione del prezzo. Uno strumento che, nelle intenzioni, dovrebbe garantire maggiore trasparenza e riferimento per l’intera filiera.
Tuttavia, secondo Confagricoltura Sardegna, il meccanismo necessita di un’evoluzione. La Commissione, pur considerata una buona intuizione, rischierebbe di limitarsi a registrare le dinamiche di mercato già in atto senza incidere realmente sui rapporti di forza della filiera. Per questo, si propone un rafforzamento del suo ruolo, trasformandola da semplice osservatorio a vero strumento di governo del settore.
L’obiettivo, sottolinea Taras, è riconoscere al grano duro italiano un valore strategico, capace di garantire qualità, programmazione e una giusta remunerazione ai produttori, all’interno di un mercato sempre più influenzato da fattori internazionali e logiche speculative.
Scopri di più da Kalaritana Media
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
