La maturità delle scelte e la scoperta della vocazione Nella rubrica Dianoia, Giuseppe Baturi si rivolge ai giovani impegnati negli esami di maturità: la vita non è un problema da risolvere, ma una vocazione da accogliere attraverso il cuore, la storia e il giudizio di chi ci vuole bene

I ragazzi dell’ultimo anno delle scuole superiori stanno vivendo in questi giorni gli esami di maturità. È una parola significativa, perché non indica soltanto la conclusione di un percorso scolastico, ma può segnare l’inizio di una nuova stagione della vita, caratterizzata dalla capacità di scegliere, di conoscere e di esercitare la propria libertà.

Questo tempo coincide spesso con le grandi domande sul futuro: la scelta dell’università, del lavoro, degli affetti e, più in profondità, la ricerca del senso della propria presenza nel mondo. La tradizione cristiana chiama tutto questo vocazione: la scoperta del compito particolare che ciascuno è chiamato a svolgere nel grande concerto dell’umanità e della storia.

È importante ricordare ai giovani che la vita ha un senso e che questo senso non è anzitutto un problema da risolvere, ma un avvenimento da accogliere. Come accade nell’amicizia, nell’innamoramento o nella scoperta di una passione, la vocazione si manifesta attraverso segni concreti che chiedono di essere riconosciuti.

Il primo criterio è l’inclinazione del cuore, il gusto della gioia. Sant’Agostino ricordava che ciò che muove veramente l’uomo è l’attrattiva di un bene che suscita desiderio e soddisfazione. Anche le scelte universitarie e professionali dovrebbero nascere da questo incontro tra capacità personali e desiderio profondo, purché il cuore sia educato ad ascoltare ciò che davvero costruisce la vita e non ciò che la consuma inutilmente.

C’è poi il criterio della storia. Nella visione cristiana Dio parla non soltanto nella coscienza, ma anche attraverso gli avvenimenti, gli incontri, le opportunità e le circostanze che segnano il cammino di ciascuno. Imparare a leggere la propria storia significa imparare a riconoscere i segni attraverso cui il Signore orienta la vita verso un bene più grande.

Un terzo criterio è il giudizio degli altri, in particolare di chi ci vuole bene. Lo sguardo di amici, educatori, genitori o, nel caso delle vocazioni ecclesiali, della Chiesa stessa, aiuta a evitare il rischio del soggettivismo e offre una prospettiva più ampia sulla propria vita. Spesso chi ci conosce e ci ama sa riconoscere talenti e possibilità che noi stessi facciamo fatica a vedere.

Questo è dunque il tempo delle grandi scelte, il tempo in cui la vita prende forma attorno a un’idea fondamentale. È un tempo bello, fatto di confronto con la realtà, con il proprio cuore, con la propria storia e con gli amici. L’augurio è che ogni giovane possa viverlo intensamente, riconoscendo nella propria vocazione la strada attraverso cui realizzare pienamente se stesso e contribuire al bene di tutti.

«Dianoia» può essere seguito ogni sabato su Radio Kalaritana alle 7.30, 15.30 e 18, letto sul sito Kalaritana Media e ogni domenica sull’inserto settimanale «Kalaritana Avvenire», disponibile nelle parrocchie e in tutte le edicole della Sardegna.

di Giuseppe Baturi 
+Arcivescovo


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