
È stata presentata a Cagliari la mostra Profezie per la pace, realizzata da studenti e docenti di Gioventù Studentesca, con il contributo di interviste al patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa e all’arcivescovo di Mosca Paolo Pezzi. La Caritas diocesana ne cura la diffusione, a partire dagli istituti scolastici.
La mostra è significativa perché propone una idea concreta di profezia di pace: non parole astratte, ma storie di uomini e donne segnati dalla guerra che non si sono arresi al male. Persone che, pur vittime della violenza, hanno scelto di non alimentare l’odio, ma di interromperne il ciclo, aprendosi all’incontro e alla riconciliazione.
Questa è la vera novità: la possibilità che l’odio trovi un limite nel cuore di chi, per amore di Dio e degli altri, decide di non restituire male per male. È una testimonianza che nasce dall’esperienza del dolore e che riconosce nell’altro, anche se diverso per storia o appartenenza, un compagno di umanità.
La mostra insegna che la pace nasce dall’incontro e dalla ricerca della verità. Dire la verità e condividerla è un atto decisivo, mentre la sua manipolazione genera violenza, divisione e menzogna. Allo stesso modo, il perdono è come una risurrezione: rende possibile una vita nuova, al di là del male subito.
Le storie provenienti da contesti come Colombia, Libano, Palestina e Siria mostrano che la giustizia comincia dai rapporti umani, dalla capacità di accogliere, educare, accompagnare. In questo senso, la pace non è solo compito dei governi o delle diplomazie.
Come ricorda spesso il Papa, mentre si chiede ai potenti di fermare le guerre, ciascuno è chiamato a diventare operatore di pace. Ognuno possiede una parte di mondo da abitare: la famiglia, la scuola, il lavoro, la comunità. È lì che si decide se aumentare le divisioni o ricucire le ferite.
Le nostre comunità possono diventare luoghi di riconciliazione, segni concreti di una pace che non è solo desiderata, ma già vissuta. È da qui che può nascere una vera speranza per il mondo.
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