
Il simulacro della Madonna di Bonaria (foto Davide Loi)
Dopo la nomina a Vescovo di Cagliari incontrai il Santo Padre, nel dicembre del 2019, al termine di un’udienza del mercoledì. Francesco non mi diede consigli e non mi affidò particolari compiti, ma mi parlò della forza della gente di Sardegna e della sua devozione a Nostra Signora di Bonaria. A questa forza e devozione si doveva anche il nome della sua città: Buenos Aires.
In questo modo mi indicava, così almeno mi sembrava di capire, la vera porta di accesso all’anima della Sardegna cristiana, il punto luminoso della memoria di questo popolo.
Presso il convento dei mercedari mi ritirai qualche giorno prima di essere consacrato Vescovo proprio in questa Basilica. In quei giorni di trepidazione, come negli anni successivi, ho visto un intero popolo rivolgere con pietà lo sguardo a Maria e affidarle paure e speranze.
Nello sguardo della «Signora venuta dal mare», imparavo già ad amare questa terra e la sua gente. Comprendo meglio, adesso, ciò che i Vescovi sardi avevano scritto cento anni fa in occasione della consacrazione della Basilica di Bonaria, definendola la «cattedrale mariana dell’isola», sottolineando, con una sorprendente espressione, la speciale «simpatia divina» che intercorre tra la Vergine e il
popolo di Sardegna.
L’articolo completo a firma dell’arcivescovo monsignor Giuseppe Baturi è disponibile domani all’interno del nuovo numero di Kalaritana Avvenire
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