
Lavoratori nelle campagne
Sindacati compatti nel giudizio sulla proroga fino al 30 settembre dell’ordinanza regionale che vieta il lavoro all’aperto nelle ore più calde della giornata. Cgil, Cisl e Uil Sardegna accolgono con favore la decisione della Regione, ma chiedono alla presidente Alessandra Todde di andare oltre la gestione dell’emergenza e predisporre un intervento strutturale per tutelare i lavoratori esposti alle alte temperature.
«Si tratta ora di aprire un confronto che affronti il tema in modo strutturale, per non rincorrere ogni anno le singole emergenze climatiche», sottolinea la segretaria della Cgil Sardegna Simona Fanzecco. L’obiettivo, aggiunge, è utilizzare i mesi che precedono la prossima estate per costruire strumenti di prevenzione efficaci.
Sulla stessa linea il segretario della Cisl Sardegna Pier Luigi Ledda: «Abbiamo davanti diversi mesi prima della prossima estate, e dobbiamo utilizzarli bene. La sicurezza si costruisce soprattutto prima dell’emergenza, dell’incidente e dell’infortunio».
Per la segretaria generale della Uil Sardegna, Fulvia Murru, la proroga rappresenta un passo positivo, ma non sufficiente: «Bene la proroga, ma adesso serve un protocollo con regole certe». Per definire misure realmente efficaci, secondo la sindacalista, è necessario coinvolgere in un tavolo comune organizzazioni dei lavoratori, associazioni datoriali, Regione, Inail, Ispettorato del lavoro, sistema sanitario e Protezione civile.
A rendere ancora più urgente l’intervento sono i dati sugli effetti del caldo. Secondo le stime Inail, in Italia si registrano ogni anno circa 4.272 infortuni correlati alle alte temperature, con costi che sfiorano i 50 milioni di euro. Per la Sardegna non esiste una rilevazione ufficiale, ma rapportando la quota regionale delle denunce complessive del 2024 alla stima nazionale si arriverebbe a circa 90 casi l’anno. Un dato che rafforza la richiesta dei sindacati di trasformare le misure temporanee in una vera strategia di prevenzione.
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