Il racconto

Da Assisi all’Isola per promuovere la pace fra i popoli Il racconto dell'incontro internazionale per la pace promosso dalla Comunità di sant’Egidio sul tema «Pace disarmata e disarmante»

In un mondo attraversato da guerre, conflitti e divisioni, Assisi si conferma luogo simbolo del dialogo e dell’incontro tra popoli e religioni. Oltre 5.000 partecipanti e 380 leader religiosi e personalità del mondo della cultura hanno preso parte all’Incontro internazionale per la pace promosso dalla Comunità di sant’Egidio sul tema «Pace disarmata e disarmante», nel quarantesimo anniversario dello storico appuntamento interreligioso voluto da san Giovanni Paolo II nel 1986.

Presenti anche le Comunità di sant’Egidio di Cagliari e Sassari, che hanno condiviso le proprie esperienze di solidarietà e accoglienza. «L’esigenza della pace è diffusa, è qualcosa che la gente vuole, è qualcosa che la gente sente», spiega Gian Matteo Sabatino, responsabile della Comunità cagliaritana, impegnata in progetti a sostegno dei senza dimora, degli anziani e dei bambini, attraverso la Scuola della pace, e nella Scuola di lingua e cultura italiana. Un impegno che parte dalla quotidianità: «La pace si realizza nel quotidiano, si costruisce dal basso». Un messaggio che richiama anche l’eredità di san Francesco, nell’ottocentenario della sua morte: «Ancora a 800 anni di distanza ci parla», racconta Elisabetta Pulinas, referente della Comunità di Sant’Egidio a Sassari, attiva in città dal 2018. «È stata – sottolinea – un’esperienza intensa e profonda. Torniamo a casa con tanti spunti di riflessione e con la consapevolezza che l’incontro è fondamentale per costruire un cambiamento, a partire dai gesti quotidiani». Tra le iniziative portate avanti figurano il programma «Viva gli anziani», realizzato in collaborazione con il Comune, la Scuola della pace per i bambini del centro storico, la scuola di lingua e cultura italiana e la Casa dell’amicizia, luogo di accoglienza e prossimità per le persone più fragili. Tra i temi affrontati nei forum, particolare attenzione è stata dedicata alla povertà e all’integrazione dei migranti. Elio Pittiglio, volontario della Comunità, ha ricordato il valore delle relazioni con le persone più fragili: «I poveri per Sant’Egidio non sono mai stati una categoria sociale, ma compagni del nostro cammino».

Una visione che mette al centro non soltanto l’assistenza, ma anche la condivisione e la dignità di ogni persona. Spazio anche a «Genti di Pace», il movimento che coinvolge studenti della scuola di lingua e cultura italiana, migranti e rifugiati arrivati attraverso i corridoi umanitari. Il referente Roberto Candelaresi ha sottolineato l’importanza dell’apprendimento dell’italiano come strumento di integrazione e incontro tra culture. Ne è un esempio Hamza Riadi, cittadino marocchino arrivato in Italia dopo sei anni trascorsi in Ucraina. Grazie alla Comunità ha imparato la lingua e si è formato come mediatore culturale, diventando un punto di riferimento per altri migranti e rifugiati. «La pace non è un’illusione – ha affermato – ma una scelta quotidiana che richiede il coraggio del dialogo». La giornata conclusiva è stata accompagnata dalle preghiere per la pace nei diversi luoghi della città e dal videomessaggio di papa Leone XIV, che ha ribadito l’impossibilità di giustificare la guerra, ricordando che «solo la pace è santa». Ai bambini è stato affidato anche un appello rivolto ai leader politici per la costruzione di un futuro senza conflitti. Il prossimo appuntamento internazionale sarà a Genova. Intanto, a Cagliari e Sassari, le Comunità di Sant’Egidio continuano il proprio impegno quotidiano, nella convinzione che la pace si costruisca attraverso il dialogo, l’accoglienza e gesti concreti di solidarietà verso chi vive situazioni di fragilità.

Maria Chiara Cugusi (Articolo pubblicato sul Kalaritana Avvenire del 1 novembre)


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