Formazione

Disagio mentale e informazione, Caritas e giornalisti a confronto per superare stereotipi e pregiudizi Appuntamento domani, 23 giugno, dalle 14 nell'aula Benedetto XVI della Curia arcivescovile di Cagliari

Raccontare il disagio mentale con correttezza, rispetto e attenzione alla persona. È questo l’obiettivo dell’iniziativa promossa dalla delegazione regionale della Caritas Sardegna in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, un appuntamento dedicato al tema della comunicazione della salute mentale e alle responsabilità di chi opera nell’informazione.

«Il disagio mentale – ha spiegato ai microfoni di Radio Kalaritana, l’incaricato regionale della Caritas don Marco Statzu – porta con sé un peso che va oltre la malattia stessa . Lo stigma influisce sulla comunicazione, sulla presa in carico delle persone, sul ruolo delle famiglie e persino sulle risposte delle istituzioni. Negli ultimi anni l’attenzione è cresciuta, ma c’è ancora molta strada da percorrere».

L’iniziativa nasce proprio dalla consapevolezza che il modo in cui un fenomeno viene raccontato può incidere sulla percezione collettiva e sulla qualità dell’inclusione sociale delle persone coinvolte. Un aspetto diventato ancora più evidente dopo la pandemia, che ha fatto emergere nuove fragilità e un aumento delle problematiche legate alla salute mentale.

«Da anni collaboriamo con l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna – ha ricordato don Statzu – per proporre momenti di formazione e riflessione su temi particolarmente delicati. È fondamentale interrogarsi su come raccontare determinate situazioni, soprattutto quando fatti di cronaca coinvolgono persone con disturbi psichiatrici. Occorre essere fedeli alla realtà senza perdere di vista il rispetto della dignità delle persone».

Al centro dell’incontro vi sarà proprio il rapporto tra informazione e salute mentale, con l’obiettivo di promuovere una narrazione capace di superare sensazionalismi, stereotipi e semplificazioni.

Tra i relatori figurano Stefano Arduini, direttore della rivista Vita, che affronterà il tema di un’informazione capace di cambiare lo sguardo sulla salute mentale; Raffaele Callia, responsabile dell’Ufficio Studi e Ricerche della Caritas Sardegna, che presenterà dati e riflessioni sul legame tra povertà e disagio mentale emerso nel Rapporto regionale 2025; e il dottor Alessandro Coni, direttore del Centro di Salute Mentale di Cagliari, che approfondirà il tema della partecipazione e del protagonismo delle persone che vivono queste fragilità.

«Chi vive una condizione di disagio mentale non è definito esclusivamente dai propri problemi – ha sottolineato don Statzu –. Sono persone che possiedono risorse, capacità e talenti che spesso rimangono nascosti. È importante dare loro voce e favorire una piena inclusione nella società».

L’iniziativa vuole inoltre mettere in dialogo mondi diversi ma complementari: quello della ricerca e dell’analisi sociale, quello sanitario e quello dell’informazione.

«I dati e gli studi sono fondamentali – ha aggiunto il delegato Caritas – ma altrettanto importanti sono le azioni concrete. Nei centri d’ascolto Caritas registriamo un aumento delle situazioni legate al disagio mentale e cerchiamo di rispondere attraverso percorsi di accoglienza e inclusione. Questa è quella che chiamiamo una “pedagogia dei fatti”: non limitarsi a osservare i problemi, ma costruire opportunità».

Particolare attenzione è stata riservata anche al ruolo delle famiglie, spesso lasciate sole nella gestione quotidiana di situazioni complesse.

«Dietro le porte di molte case – ha concluso don Statzu – esistono difficoltà che spesso non immaginiamo. Per questo è importante raccontare non solo i problemi, ma anche le esperienze positive, i percorsi di inclusione e le storie di speranza che esistono nei nostri territori. Sono esempi che possono aiutare altre famiglie e contribuire a costruire una cultura più attenta e più umana».

L’appuntamento di domani nell’aula Benedetto XVI della Curia arcivescovile di Cagliari, si propone dunque come un’occasione di formazione e confronto per promuovere una comunicazione responsabile, capace di mettere sempre al centro la persona e la sua dignità, contribuendo a superare pregiudizi ancora profondamente radicati nella società.

Qui l’intervista integrale a don Marco Statzu.


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