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In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
(Mt 10,26-33)
Commento a cura di Piergiacomo Zanetti
Il brano di questa domenica ci conduce alla vita piena, alla vita cristiana adulta, al regno di Dio.
Pedagogicamente ci interroga sulle nostre paure. L’interrogativo di fondo è: chi temiamo di più?
Chi è al culmine delle nostre paure? Se temiamo di più gli esseri umani, siamo dei morti viventi. Se invece temiamo Dio, che ci è amico, sperimentiamo la vita piena in noi.
La persona che teme gli esseri umani, teme il loro giudizio, ed è schiava di loro, teme di prendere decisioni, e viene così bloccata e schiacciata, teme di rimanere sola, e non vede che di fatto sola lo è già, perché non ha nessuno con cui confidarsi in tutta verità e onestà.
La persona che teme Dio, invece, è colei che si ascolta e dice a se stessa quanto ha dentro di bello e di vero, a volte anche di sconveniente. E troverà il modo e il coraggio di dirlo, con la propria vita, anche davanti agli altri uomini. È persona libera e adulta, che ci mette la faccia, che si fa prudente nel bene, e non ha da temere il giudizio degli altri.
Se prendessimo un blocco di polistirolo (o un pallone) e lo immergessimo nell’acqua, questo sempre tornerà a galla. Così si comportano le parole di vita e di verità, di menzogna e di falsità, di giustizia o di ingiustizia (fatta o subita) con e nella nostra coscienza: prima o poi verranno alla luce, e si manifesteranno per quello che sono: è solo questione di tempo.
Premono in noi, chiedono e tormentano nonostante i nostri innumerevoli tentativi di affossarle, nasconderle e metterle a tacere, ma alla fine esse si faranno strada ed emergeranno.
A noi dunque poterle guardare e ascoltare: ci racconteranno un mondo fino ad ora non visto e sconosciuto. Un mondo bello e vero, libero e di dignità. Trasparente e fiducioso. Un mondo ideale, ma possibile. Alla nostra portata.
Quel mondo è il regno di Dio, già presente ora, ma che ancora non tutti vedono. Provate a entrare in una stanza buia. Non vedete i mobili che vi sono dentro, eppure essi sono presenti e si possono toccare con altri sensi. Così è il regno di Dio, che è già presente, ma il più delle volte non è visto né toccato, eppure chiede di emergere. Ed emergerà!
E la vita assumerà leggerezza, non stupidità. Si libererà dei pesi di cui ci carichiamo. E si respirerà.
Perché tutto questo? Ci dice Dio con la sua parola, in modo semplice e diretto: perché tu (essere umano) sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima, e io (Dio) ti amo! (cf. Is 43,4)
Di chi allora hai paura? Buona domenica.
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