
Oltre 117 milioni di persone nel mondo sono oggi costrette ad abbandonare la propria casa a causa di guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani e crisi ambientali. Da questo dato ha preso avvio la celebrazione della Giornata mondiale del rifugiato, promossa a Quartu Sant’Elena nell’ambito delle attività del Sistema di accoglienza e integrazione (SAI), realizzato dalla Caritas diocesana insieme al Comune di Quartu.
Ad aprire l’incontro è stato don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana, che ha ricordato il senso dell’iniziativa e come la maggior parte dei rifugiati trovi accoglienza nei Paesi confinanti con le aree di crisi, e non in Europa. Il direttore Caritas ha inoltre ricordato l’impegno della Chiesa nel costruire reti e alleanze per promuovere accoglienza e integrazione nel territorio.
Nel corso della giornata è stata presentata anche la mostra Migranti. La sfida dell’incontro, già presentata al Meeting di Rimini.
Al centro della riflessione l’intervento dell’arcivescovo monsignor Giuseppe Baturi, che ha invitato a considerare le migrazioni come una sfida culturale e umana. «L’incontro si realizza quando la vita dell’altro provoca un cambiamento nella nostra esistenza. Altrimenti è soltanto coesistenza», ha affermato.
Richiamando la storia del Mediterraneo, il vescovo ha sottolineato come le identità si costruiscano attraverso relazioni, scambi e contaminazioni culturali. «L’identità non è una realtà immobile: nasce dall’incontro, dalla comunicazione e dalle relazioni» ha detto.
Nel suo intervento ha inoltre ribadito il valore dell’accoglienza come espressione concreta della fede cristiana e l’importanza di principi fondamentali come la dignità della persona, che non possono essere subordinati alle contingenze politiche.
A portare il saluto dell’amministrazione comunale è stato l’assessore alle Politiche sociali Marco Camboni, che ha confermato l’impegno del Comune nel rafforzare i percorsi di inclusione e il sostegno alle persone più fragili.
Tra gli interventi anche quelli di Giorgio Collu, dirigente della Prefettura di Cagliari – area immigrazione, Enrico Porru, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes, di Lorena Cordeddu, esperta di politiche migratorie degli enti locali, e di Gabriella Serra, coordinatrice del SAI San Fulgenzio.
La giornata si è conclusa con alcune testimonianze dei beneficiari dei programmi di accoglienza e con la premiazione dei vincitori del torneo di calcio che ha visto protagonisti i giovani del SAI San Fulgenzio e dei Centri di accoglienza straordinaria (CAS). A fare da filo conduttore è stata l’immagine del mosaico evocata dal vescovo: tessere diverse che, unite, danno forma a un’unica figura. «Non dobbiamo avere paura dell’incontro – ha concluso – Solo così è possibile costruire una casa comune capace di accogliere tutti».
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