
Un viaggio tra storia, arte, sostenibilità e partecipazione femminile per rileggere il passato della Sardegna con uno sguardo rivolto al futuro. Torna anche quest’anno «Giudicesse 2030», il progetto promosso dal Centro Culturale della Società Umanitaria di Carbonia che, attraverso il linguaggio audiovisivo, mette in dialogo le figure storiche delle giudicesse sarde con i temi dell’Agenda 2030.
A illustrare il progetto è stata.
«Giudicesse 2030 – ha raccontato Maria Pina Usai di U-Boat Lab, realtà coinvolta nell’organizzazione della residenza artistica che dal 2023 anima le isole del Sulcis – nasce dall’idea di rileggere le figure delle giudicesse della Sardegna alla luce dei principi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Lo facciamo attraverso il linguaggio audiovisivo e cinematografico, coinvolgendo ogni anno artisti e artiste selezionati tramite una call nazionale».
Per l’edizione 2026 sono state presentate 48 candidature provenienti da tutta Italia. A vincere il bando sono state le registe Marta Anatra e Claudia Mollese, che dal 22 luglio al 5 agosto saranno ospiti dell’isola di Sant’Antioco per sviluppare il progetto selezionato.
La proposta delle due autrici ha colpito la commissione per l’originalità dell’approccio e per la scelta di spostare il racconto dalla terraferma al mare.
«Quest’anno – racconta Usai – il lavoro si svolgerà a bordo di un veliero storico, il Dragut»,. «Le registe realizzeranno una vera e propria navigazione condivisa nei mari del Sulcis coinvolgendo donne del territorio che, in modi diversi, rappresentano esperienze di partecipazione e impegno civico al di fuori della politica istituzionale».
Il tema scelto per questa edizione è infatti quello del «fare politica fuori dalla politica», valorizzando il ruolo delle donne che contribuiscono alla crescita delle comunità attraverso l’associazionismo, l’attivismo sociale, la cultura e la cura dei territori.
Durante la navigazione il timone del veliero verrà simbolicamente affidato, di volta in volta, a una donna diversa.
«Ci ha colpito molto questa idea – sottolinea Usai – perché rappresenta una rilettura contemporanea del concetto di guida e di responsabilità. Attraverso le storie delle partecipanti si cercherà di comprendere come si costruiscono oggi percorsi di cittadinanza attiva e di trasformazione sociale nel Sulcis».
Le testimonianze raccolte si intrecceranno con la memoria storica delle coste e dei paesaggi del territorio, dando vita a una narrazione che metterà in relazione passato e presente, figure storiche e protagoniste contemporanee.
Il risultato finale sarà un’opera audiovisiva che, come nelle precedenti edizioni del progetto, offrirà una reinterpretazione delle giudicesse sarde attraverso linguaggi artistici contemporanei e una prospettiva orientata al futuro.
L’esito del lavoro sarà presentato il 5 agosto a Sant’Antioco, nell’ambito della rassegna cinematografica CineSulcis, organizzata dall’associazione Il Calderone.
L’appuntamento sarà anche l’occasione per ripercorrere il cammino compiuto da Giudicesse 2030 in questi quattro anni di attività, attraverso il confronto con i collettivi artistici che hanno partecipato alle precedenti edizioni della residenza.
Qui l’intervista a Radio Kalaritana di Maria Pina Usai.
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