Politica

Il Consiglio regionale da il via libera alla legge sul mandorlo: 15,4 milioni per rilanciare la filiera Una cifra disponibile già da quest'anno fino al 2028, pari a 5,14 milioni l’anno

Il Consiglio regionale della Sardegna approva all’unanimità la nuova legge per la valorizzazione della coltura del mandorlo. Il testo unificato «Interventi per la valorizzazione della coltura del mandorlo» è passato con 46 voti favorevoli su 46 votanti, segnando un consenso totale su un comparto considerato strategico per l’agricoltura isolana.

La legge stanzia complessivamente 15,420 milioni di euro per il triennio 2026-2028, pari a 5,14 milioni l’anno, con l’obiettivo di rafforzare la filiera produttiva, sostenere la ricerca e tutelare le varietà autoctone, oltre a migliorare trasformazione e commercializzazione dei prodotti derivati.

Il provvedimento, articolato in cinque articoli, è stato illustrato in Aula dal presidente della Quinta Commissione Antonio Solinas. Le misure previste puntano a rilanciare un settore che ha anche una forte valenza culturale e ambientale per il territorio.

Nel dibattito sono emerse posizioni articolate tra maggioranza e opposizione. Da Fratelli d’Italia, Emanuele Cera ha giudicato la legge condivisibile nelle finalità ma carente sul piano operativo, chiedendo maggiori strumenti attuativi, più attenzione ai giovani agricoltori e una maggiore integrazione con le politiche europee.

È stata inoltre sollecitata una distinzione più netta tra coltivazioni tradizionali e modelli intensivi, con un focus sulla tutela del mandorlo autoctono e della biodiversità.

L’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Agus, ha invece sottolineato come la misura risponda a una domanda crescente di mercato: la produzione locale, infatti, non è oggi sufficiente a coprire il fabbisogno, rendendo necessario il ricorso alle importazioni.

Nel corso dell’esame sono stati approvati diversi emendamenti, tra cui interventi per favorire la commercializzazione e l’internazionalizzazione dei prodotti derivati e misure per la tutela della biodiversità attraverso la creazione di campi catalogo in situ.

Con questa legge, la Regione punta a rafforzare una filiera agricola storica, trasformandola in un settore più competitivo, sostenibile e legato alle specificità del territorio sardo.


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