Teatro

«Il Re dei Ciarlatani», in scena la prima nazionale dello spettacolo ideato da Enrico De Angelis Per «La Notte dei Poeti» Jacopo Fo porta in scena il padre Dario autore di canzoni

Jacopo Fo e Elena Pau

Un Dario Fo poco conosciuto, lontano dai palcoscenici del teatro e dal premio Nobel per la Letteratura. È quello che il pubblico potrà scoprire alla Notte dei Poeti, la rassegna in corso a Pula, dove andrà , con Jacopo Fo, l’attrice e cantante Elena Pau (voce) e con il maestro Alessandro Nidi al pianoforte, Manuel Romei al trombone, Alessandro Atzori al contrabbasso e Pierpaolo Frailis alla batteria, e la voce narrante dello stesso Enrico De Angelis.

Lo spettacolo rende omaggio a un aspetto quasi inedito della produzione artistica di Dario Fo: quello di autore di canzoni, scritte fin dagli anni Cinquanta insieme a Franca Rame e interpretate da alcuni dei più importanti artisti italiani.

«È stato anche un lavoro di archeologia musicale – racconta Jacopo Fo ai microfoni di Radio Kalaritana – perché gran parte delle registrazioni realizzate dalla Rai vennero distrutte dopo l’abbandono di Canzonissima nel 1962, quando mio padre e mia madre lasciarono il programma per protestare contro la censura. Furono cancellate undici puntate di una trasmissione televisiva, diversi spettacoli teatrali e sei puntate di Canzonissima. Un patrimonio che purtroppo è andato perduto».

Nonostante questo, molte composizioni sono sopravvissute grazie alle interpretazioni di grandi artisti.

«Le loro canzoni sono state cantate da Enzo Jannacci, Gino Paoli e anche da Mina. Hanno una caratteristica precisa: raccontano il mondo ribaltando il punto di vista, con ironia, satira e una continua capacità di sorprendere».

Tra i brani più rappresentativi c’è Stringimi forte i polsi, una canzone d’amore che rompe gli schemi tradizionali.

«È probabilmente l’unica canzone in cui l’innamorata chiede di essere stretta per i polsi. È un’immagine insolita che racconta un modo completamente nuovo di vivere l’amore, la passione e perfino l’erotismo. Questo rovesciamento dello sguardo è presente in tutte le canzoni che portiamo in scena».

Lo spettacolo ripercorre anche il clima culturale dell’Italia del dopoguerra, quando artisti, scrittori, musicisti e intellettuali si ritrovavano nei locali di Milano e Roma trasformando il confronto in un laboratorio di idee.

«Erano provocatori, dadaisti, persone che usavano l’assurdo per mettere in discussione una società che spesso nascondeva censura, discriminazioni e tante contraddizioni. Le canzoni nascono proprio da quello spirito».

Il risultato è un viaggio musicale e teatrale che restituisce al pubblico un Dario Fo diverso da quello più noto, capace di raccontare il mondo attraverso testi ironici, poetici e profondamente attuali, nei quali la comicità diventa uno strumento per cambiare prospettiva e guardare la realtà da un punto di vista nuovo.


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