Arte

La «Sospesa di Cagliari» in mostra: Augusto Mola racconta la sua opera Dal 17 al 30 maggio alla Sala Search del Palazzo Civico, un viaggio tra tradizione e identità femminile

Dal 17 al 30 maggio la Sala Search, nel sotto piano del Palazzo Civico di Cagliari, ospita la nuova mostra del ceramista cagliaritano Augusto Mola. Protagonista è «La sospesa di Cagliari», ultima creazione di un progetto artistico che reinterpreta il costume tradizionale sardo in chiave contemporanea. L’artista racconta genesi, significato e appuntamenti collegati all’esposizione.

«È l’ultima nata di una serie di opere – ha detto ai microfoni di Radio Kalaritana – che ho chiamato “sospese”: una rivisitazione del costume sardo in chiave moderna. In passato ho lavorato su abiti tradizionali di diversi paesi dell’isola, e naturalmente sentivo che prima o poi sarei arrivato alla mia città, Cagliari».

Come si presenta questa nuova opera?
Senza svelare troppo, posso dire che rappresenta pienamente l’anima e lo spirito di Cagliari. È un lavoro che punta a suscitare un vero effetto “wow” in chi lo osserva.

Il progetto rientra nel calendario Feminas 2026 promosso dal Comune. Che valore ha questo inserimento?
È perfettamente in linea con il mio percorso. Tutte le “sospese” sono figure femminili: un omaggio alla donna, alla madre, che nella cultura sarda ha sempre avuto un ruolo centrale. Essere inseriti in questo contesto è stato naturale.

Dal punto di vista artistico è stata una sfida?
Sì, assolutamente. È un progetto a cui lavoro da circa due anni. Ho aspettato il momento giusto per presentarlo nel modo adeguato, dando il giusto spazio e valore all’opera.

La mostra non sarà solo esposizione statica, giusto?
No, sarà un’esperienza più ampia. Ci sarà un accompagnamento sonoro realizzato dal sound designer Alessandro Meleddu, pensato per guidare il visitatore. Inoltre, durante l’inaugurazione, sarà presente anche il coro Carrales diretto dal maestro Giuseppe Altea, che offrirà un momento musicale speciale.

Oltre all’arte, spazio anche a tematiche sociali legate al mondo femminile.
Sì, ho voluto che la mostra fosse anche un luogo di confronto. Durante le due settimane ospiteremo incontri dedicati alla salute della donna, sia fisica che mentale, con la partecipazione del Centro Donna e di altri professionisti.

Ci sarà anche un’occasione di dialogo diretto con il pubblico?
Certamente. Ho previsto un incontro con l’artista proprio per creare un momento più intimo rispetto al vernissage, dove sarà possibile raccontare meglio il mio lavoro e confrontarmi con i visitatori.

Negli ultimi anni il suo lavoro ha raggiunto contesti importanti, anche internazionali. Che esperienza è stata esporre in Vaticano?
Ancora faccio fatica a crederci. È stato un momento emozionante, in un luogo simbolico dove hanno esposto grandi artisti. Portare lì una mia opera, per di più legata alla famiglia, è stato davvero significativo.

E il suo percorso artistico fuori dalla Sardegna?
Ho avuto opportunità molto importanti, come la partecipazione alla Biennale di Roma e un’esposizione a Bruxelles, dove ho ricevuto anche il premio “Manos de Horus”. Sono esperienze rese possibili dall’incontro con persone che hanno creduto nel mio lavoro e mi hanno aiutato a portarlo oltre i confini dell’Isola.

Chi ha collaborato alla realizzazione della mostra?
«La curatela è affidata a Ivana Salis, con cui ho già lavorato in passato. L’organizzazione è stata seguita da Marzia Petricciulo, mentre la grafica è di Michele Gianfico. È stato un lavoro di squadra fondamentale.

Qui l’intervista integrale a Radio Kalaritana.

 


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