
Sempre più lavoratori e lavoratrici del terziario si trovano a presidiare da soli, per ore, negozi, pubblici esercizi e altri luoghi di lavoro. Una situazione che, secondo Uil Sardegna e UilTuCS Sardegna, sta aumentando i rischi per la sicurezza del personale.
«Ai “Lavoratori Fantasma” denunciati dalla Uil — spiegano i segretari generali regionali Fulvia Murru e Cristiano Ardau — si affiancano ora i “Lavoratori Soli”, conseguenza della progressiva riduzione degli organici». Turni organizzati per contenere il costo del lavoro possono infatti lasciare un dipendente completamente solo, anche nelle ore serali e notturne, chiamato contemporaneamente a gestire apertura o chiusura del locale, clientela, cassa, movimentazione delle merci ed eventuali emergenze.
«Un malore o un’aggressione diventano più pericolosi»
Per i sindacati, lavorare da soli significa essere più vulnerabili. «Un malore, una caduta, un’aggressione o una rapina — sottolineano — assumono caratteristiche differenti quando nel luogo di lavoro non è presente nessun’altra persona». A questo si aggiungono lo stress e la pressione psicologica legati alla responsabilità di gestire autonomamente il punto vendita e le situazioni critiche, spesso con livelli di inquadramento non adeguati alle responsabilità effettive.
Uil e UilTuCS chiedono quindi il raddoppio del personale impiegato e una revisione dei Documenti di Valutazione dei Rischi, con il coinvolgimento degli RLS e degli Rlst di settore, affinché il lavoro in solitudine venga considerato pienamente sotto il profilo della sicurezza.
«Bisogna mettere davanti a ogni cosa la prevenzione – concludono Murru e Ardau – e intervenire prima che avvenga l’emergenza. Il tema del lavoro in solitudine deve diventare parte integrante del confronto tra aziende, sindacati e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Il risparmio di qualche ora di lavoro non può valere più della sicurezza di una persona».
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