
Il simulacro della Madonna di Bonaria (foto Davide Loi)
In età moderna, il Mediterraneo era infestato dai corsari, che attaccavano le imbarcazioni e riducevano in schiavitù i malcapitati. Tale rischio insieme alle oggettive situazioni di pericolo connesse alla navigazione – burrasche, scontri con navi nemiche, affondamenti e naufragi – portarono all’edificazione di santuari costieri intitolati alla Vergine, faro spirituale nelle tempeste della vita.
Tra i più venerati ricordiamo quelli della Madonna della Speranza a Barcellona, della Guardia a Genova, della Misericordia a Savona, dell’Arco a Napoli, di Porto Salvo a Palermo, di Valverde ad Alghero, del Mare a Bosa, del Soccorso a Posada e Stella maris a Orosei.
Proprio dal mare giunse fino a Cagliari la statua della Madonna di Bonaria: secondo la tradizione, nel 1370 un veliero in difficoltà liberandosi del carico gettò in mare una cassa, che navigò fino ad arenarsi sulla spiaggia; da qui fu trasportata dai Mercedari nel santuario sul colle di Bonaria e una volta aperta mostrò al suo interno il bellissimo simulacro ligneo.
Maria è raffigurata stante e immota, in proporzioni naturali, maestosa come una regina; i lunghi capelli sciolti sulle spalle alludono alla sua verginità. Nella sinistra regge il paffuto umanissimo Gesù Bambino, nella destra la tradizionale navicella sormontata da una candela. Le sontuose vesti dorate, dipinte e sgraffiate (in spagnolo estofado de oro) riproducono i simbolici motivi della foglia di cardo e della melagrana, allusivi alla passione di Cristo, alla vita eterna, alla comunione ecclesiale.
L’articolo completo di Alessandra Pasolini è disponibile domani all’interno del nuovo numero di Kalaritana Avvenire
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