Cultura e Arte

Mont’e Prama, restaurati sette nuovi reperti: visitabili nella sezione espositiva inaugurata al Museo di Cabras Si tratta di uno dei risultati più significativi del progetto avviato dalla Soprintendenza

Nuovi tasselli si aggiungono alla storia dei Giganti di Mont’e Prama. Dopo anni di ricerche e interventi conservativi, sette importanti reperti provenienti dalle più recenti campagne di scavo sono stati restaurati e ora trovano spazio in una nuova sezione espositiva inaugurata al Museo Civico «Giovanni Marongiu» di Cabras.

L’iniziativa rappresenta uno dei risultati più significativi del progetto avviato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Città Metropolitana di Cagliari e delle province di Oristano e Sud Sardegna, che dal 2014 ha ripreso gli scavi sistematici nel celebre sito archeologico della penisola del Sinis, uno dei complessi più importanti del Mediterraneo occidentale, databile tra la fine dell’età del Bronzo e gli inizi della prima età del Ferro.

Le indagini archeologiche hanno restituito nuove statue e modelli di nuraghe che hanno richiesto un articolato intervento di studio e restauro. La prima fase del progetto, recentemente conclusa, ha consentito il recupero di sette manufatti: due statue – un pugilatore del tipo «Cavalupo», riconoscibile per il grande scudo ricurvo, e un arciere – oltre a cinque modelli di nuraghe.

Tra questi ultimi figurano due modelli ottalobati già esposti in passato e tre reperti assolutamente inediti, rinvenuti durante le campagne di scavo del 2022 e del 2023: un piccolo nuraghe quadrilobato, una grande torre circolare e un raro modello a terrazzo quadrato.

«Questo nuovo progetto di restauro –  spiega la soprintendente Elena Anna Boldetti – aggiunge un ulteriore tassello al percorso iniziato con il primo grande intervento realizzato tra il 2007 e il 2011. Le nuove sculture, conservate in condizioni migliori rispetto a quelle rinvenute in passato, hanno permesso di acquisire ulteriori informazioni e di arricchire la conoscenza del sito. Per la prima volta raccontiamo al pubblico l’intero percorso che conduce dallo scavo archeologico fino all’esposizione museale».

La nuova area espositiva è stata concepita proprio per illustrare questo processo, mostrando non soltanto i reperti restaurati ma anche le diverse fasi di studio, documentazione e conservazione che hanno preceduto la loro esposizione.

Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni. «Questa mostra è il risultato di una proficua collaborazione tra Ministero della Cultura, Soprintendenza, Comune di Cabras e Fondazione. È particolarmente significativo che alcune delle opere siano state restaurate all’interno del museo e quindi nello stesso territorio in cui sono state rinvenute. Da oggi i visitatori potranno ammirare da vicino il lavoro svolto, in attesa che le nuove sculture vengano inserite nel percorso espositivo permanente».

Il progetto si è caratterizzato per l’impiego di metodologie avanzate e tecnologie innovative. Prima dell’avvio degli interventi, i reperti sono stati sottoposti a un articolato programma di indagini diagnostiche e analisi scientifiche che hanno coinvolto archeologi, restauratori, geologi, chimici e fisici. Un approccio multidisciplinare che ha consentito di approfondire la conoscenza dei manufatti e di orientare le scelte operative più adeguate.

Particolare attenzione è stata riservata anche alla valorizzazione del cosiddetto «restauro aperto». Le statue dell’arciere e del pugilatore sono state infatti restaurate nel laboratorio allestito all’interno del Museo Civico di Cabras, permettendo ai visitatori di osservare da vicino il lavoro degli specialisti. I modelli di nuraghe sono stati invece restaurati presso il laboratorio della Soprintendenza nella sede di Calamosca, a Cagliari.

L’intervento rientra nel programma ministeriale «Studio, conservazione e restauro delle nuove acquisizioni da scavo», finanziato dal Ministero della Cultura con uno stanziamento complessivo di 2 milioni e 800 mila euro.

Al progetto hanno partecipato numerosi professionisti, imprese specializzate ed enti di ricerca, tra cui l’Università di Cagliari e il CRS4, impegnati nello sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative per la tutela di un patrimonio che continua a riservare nuove scoperte e a confermare il ruolo centrale di Mont’e Prama nella storia della Sardegna antica.


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