Quando la fatica premia

Pietro Granara, giovane talento: terzo premio al concorso pianistico WPTA Italia IPC 2026 Una passione nata in famiglia e cresciuta grazie allo studio, alla guida della maestra Bianca Albezzano e al sostegno della comunità

Pietro Granara con i genitori; a destra Bianca Albezzano

Un importante riconoscimento internazionale per Pietro Granara, giovanissimo pianista di Carloforte, che ha conquistato il terzo premio nella categoria Junior al concorso WPTA Italia IPC 2026, culminato nel gala concerto dei vincitori a Madrid. Un traguardo che premia il talento, la dedizione e l’impegno nello studio della musica, ma che rappresenta anche una nuova tappa in un percorso di crescita personale e artistica

«La mia passione per il pianoforte – ha detto ai microfoni di Radio Kalaritana  – nasce fin da quando ero piccolo. Mio padre suona l’organo in chiesa e io lo seguivo quando si esibiva. Da lì è nata anche la mia voglia di suonare. Nel 2024, quando a Carloforte è arrivata la maestra Bianca Albezzano, ho iniziato a seguire le sue lezioni. A marzo del 2026 mi ha proposto di partecipare a questo concorso e sono riuscito a conquistare il terzo premio.

La musica, però, non è soltanto studio. È anche un’occasione per esibirsi e condividere con gli altri quello che si è imparato. Ti è già capitato di suonare davanti a un pubblico?

Sì, oltre al concerto a Madrid, mi sono esibito al saggio di fine anno della scuola della mia maestra Bianca, ad agosto. Quest’estate ho partecipato anche a una masterclass di pianoforte in Spagna, a León, che si è conclusa con un concerto.

La masterclass è un’esperienza che richiede impegno e una preparazione particolare. Come riesci a conciliare lo studio del pianoforte con quello scolastico?

Durante la giornata riesco a trovare il tempo. Una volta terminato lo studio per la scuola, mi dedico anche al pianoforte.

E i tuoi amici come vivono questa tua passione e i risultati che stai raggiungendo?

Sono molto contenti e mi dicono di continuare.

Accanto a un giovane pianista c’è sempre un insegnante che lo accompagna nel percorso di crescita. In questo caso la maestra Bianca Albezzano. «Il risultato appaga certamente lo studente – ha detto la maestra – ma appaga anche chi lo accompagna in questo percorso. È un lavoro che si fa, come dico sempre, a quattro mani: c’è lo studente, ma c’è anche l’intervento e la collaborazione dell’insegnante. È un rapporto di collaborazione reciproca, nel quale entrambi contribuiscono alla crescita musicale e personale.

Il concorso di Madrid rappresenta anche un’occasione di confronto con altri giovani pianisti provenienti da realtà e culture differenti.

Bianca Albezzano: Certamente. I concorsi possono avere livelli diversi, ma credo che per gli studenti che si affacciano al mondo del pianismo siano occasioni molto importanti.

Permettono di confrontarsi con altri percorsi, con altri studenti e con tradizioni musicali differenti. Nel mondo esistono diverse scuole pianistiche: quella italiana, che ha una lunga tradizione, quella russa e molte altre.

Incontrare giovani musicisti che provengono da queste realtà è una fonte di crescita significativa. Anche se il repertorio classico è in buona parte condiviso, ogni scuola porta con sé una sensibilità e un approccio interpretativo che possono arricchire il percorso di ciascuno.

Lo studio del pianoforte è anche un modo per mettere a frutto un talento personale, ma soprattutto per offrire qualcosa agli altri attraverso la musica.

Bianca Albezzano: Sicuramente. Credo che chiunque faccia musica abbia, in qualche modo, il dovere di condividere il proprio dono, le proprie competenze, la propria interpretazione e il proprio modo di essere attraverso la musica.

L’obiettivo non è soltanto perfezionarsi nello studio dello strumento, ma anche comunicare qualcosa agli altri.

Abbiamo questo grande potere, quasi magico, di far suonare uno strumento che, altrimenti, nel caso del pianoforte, sarebbe semplicemente un bellissimo mobile.

Un ultimo aspetto riguarda il sostegno della comunità e, in particolare, della parrocchia guidata da don Andrea. Quanto è stato importante poter contare su uno spazio adeguato per portare avanti questa attività musicale?

Bianca Albezzano: Il supporto di don Andrea è stato fondamentale. Quando sono arrivata a Carloforte, trovare spazi adeguati per fare musica non era semplice.

L’ospitalità della parrocchia è stata ed è tuttora molto importante per poter sviluppare un’attività che sta coinvolgendo tanti giovani, ma non soltanto loro.

Ed è proprio questo l’aspetto più bello: la musica crea comunità.

La musica, quindi, non soltanto come percorso di studio e perfezionamento, ma anche come strumento di incontro e condivisione.

Bianca Albezzano: Assolutamente. Al di là dello studio, del perfezionamento e della ricerca dell’eccellenza, che sono aspetti fondamentali a qualsiasi livello, c’è una dimensione più profonda.

La musica è comunicazione, espressione personale e relazione. È uno strumento che permette alle persone di incontrarsi, conoscersi e condividere esperienze.

Ed è questo, in fondo, uno degli aspetti più importanti del lavoro che stiamo portando avanti: offrire alla comunità momenti di aggregazione che non siano fini a se stessi, ma occasioni per costruire relazioni e crescere insieme.

Qui l’intervista a Radio Kalaritana


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