
Continua a destare preoccupazione la situazione della raccolta e del riciclo della plastica in Sardegna. Dopo l’intervento della Regione, che ha chiesto al Governo misure urgenti per evitare il blocco del sistema, anche la FIT CISL Sardegna richiama l’attenzione sulle possibili conseguenze per cittadini e lavoratori.
A fare il punto è il segretario regionale Gianluca Langiu, che spiega come il problema abbia origini ben precise e non rappresenti un’emergenza improvvisa.
«La situazione – spiega ai microfoni di Radio Kalaritana – nasce dal blocco del conferimento della plastica. In Italia il riciclo è gestito dal consorzio Corepla, che oggi si trova in difficoltà perché la plastica vergine prodotta all’estero, in particolare in Cina, ha costi inferiori rispetto alla plastica riciclata. Di conseguenza il mercato richiede meno materiale riciclato e i magazzini del consorzio si sono progressivamente saturati».
Una condizione che sta rallentando l’intera filiera e che rischia di ripercuotersi anche sull’Isola. Secondo la FIT CISL, il problema era stato segnalato già nei mesi scorsi. «Come organizzazione sindacale denunciamo questa situazione da maggio. Nei comuni del Nord Sardegna si erano già verificati rallentamenti nei ritiri e nei conferimenti, segnale che sarebbe stato necessario intervenire per tempo».
L’arrivo della stagione estiva rende ora la gestione ancora più delicata. L’aumento delle presenze turistiche comporta infatti una maggiore produzione di rifiuti e il rischio è che le criticità si riflettano direttamente sui servizi di raccolta.
«Affrontare un’emergenza di questo tipo nel pieno dell’estate – sottolinea Langiu – non è semplice. I quantitativi di plastica aumentano sensibilmente e diventa ancora più difficile garantire la regolarità del servizio».
Per il sindacato, però, l’attuale crisi evidenzia soprattutto una debolezza strutturale del sistema regionale. La Sardegna, infatti, continua a dipendere quasi esclusivamente dagli impianti presenti nella Penisola.
«Da tempo – prosegue il segretario – chiediamo alla Regione di aprire un confronto sulla gestione dei rifiuti. Nell’Isola mancano impianti di riciclo che avrebbero potuto attenuare questa emergenza. È necessario rivedere il Piano regionale dei rifiuti e avere il coraggio di investire in strutture che consentano di trattare e valorizzare i materiali direttamente in Sardegna».
Secondo la FIT CISL, una filiera regionale del riciclo non rappresenterebbe soltanto una risposta alle emergenze, ma anche un’opportunità di sviluppo economico.
«Lavorare i materiali sul territorio significherebbe ridurre i costi legati all’insularità, limitare la dipendenza dagli impianti della Penisola e creare nuova occupazione. Oggi gran parte dei rifiuti viene semplicemente imballata e spedita fuori dall’Isola, mentre potrebbe diventare una risorsa da valorizzare direttamente qui».
Infine, il sindacato rinnova la richiesta di un confronto con la Regione per affrontare sia l’emergenza sia le prospettive future del settore.
«Ci auguriamo di essere convocati al più presto – conclude Langiu – per offrire il nostro contributo. È importante individuare soluzioni condivise e, soprattutto, evitare che le difficoltà del sistema ricadano sui lavoratori del comparto, che ogni giorno operano sul territorio e spesso si trovano a gestire il malcontento dei cittadini senza avere alcuna responsabilità rispetto alle cause della crisi».
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