
Due bambini rifugiati in un campo profughi
La mobilità umana, l’incontro tra culture e la costruzione condivisa di percorsi di integrazione sono stati al centro della Giornata mondiale del rifugiato, celebrata il 19 giugno nello «Spazio Michelangelo Pira» di Quartu Sant’Elena, nell’ambito del progetto Sai san Fulgenzio. L’iniziativa, promossa dalla Caritas diocesana di Cagliari, dalla fondazione Caritas san Saturnino e dal Comune di Quartu Sant’Elena, in collaborazione con l’Ufficio diocesano migrantes, ha rappresentato un momento di riflessione sul significato dell’accoglienza e sul ruolo che la comunità è chiamata a svolgere nei percorsi di inclusione.
A richiamare l’attenzione sulla necessità di politiche migratorie efficaci è l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi: «Abbiamo bisogno di vie legali e sicure – sottolinea – che garantiscano soccorso, assistenza e una reale cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti: istituzioni pubbliche, volontariato, Chiesa e terzo settore. Siamo chiamati, inoltre, a guardare più da vicino la sofferenza di quanti sono costretti a lasciare la propria casa e la propria storia per cercare una speranza di vita e maggiore sicurezza per sé e per i propri figli».
L’iniziativa testimonia l’impegno costante della Chiesa diocesana sul tema delle migrazioni, attraverso i diversi progetti promossi dalla Caritas diocesana: dai Centri di accoglienza straordinaria (Cas) al Sai san Fulgenzio, dal Centro di ascolto per immigrati Kepos al programma «Unicore» dedicato ai corridoi universitari per rifugiati, fino ai corsi di lingua italiana organizzati con il «Cosas», alle attività educative e interculturali nelle scuole e al campo estivo internazionale di volontariato rivolto ai giovani. «L’accoglienza – sottolinea don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana – non è un’emergenza, ma una scelta strutturale di comunità che richiede corresponsabilità e partecipazione. La sfida delle migrazioni riguarda tutti: non è una questione riservata agli operatori del settore, ma coinvolge l’intera comunità civile e religiosa. Per questo è fondamentale creare occasioni di incontro, dialogo e confronto con i cittadini».
L’articolo completo è disponibile domani all’interno del nuovo numero di Kalaritana Avvenire
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