
Le disuguaglianze si notano anche nell’applicazione delle politiche dirette alla sanità sotto la spinta del Pnrr. Potrebbe essere questo il riassunto dell’ultimo monitoraggio compiuto da Gimbe sull’attuazione della missione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Ciò accade anche guardando alla Sardegna. Secondo i dati, le Case della Comunità programmate in Sardegna sono 79, ma al momento sono 41 quelle con almeno un servizio dichiarato attivo, ovvero più del 51%. Il dato è positivo – media nazionale del 45,5%, data dall’ultima rilevazione Agenas del 31 dicembre 2025 – ma peggiora guardando agli ospedali di comunità: 35 quelli previsti, 2 quelli con un servizio dichiarato attivo. Le statistiche relative alla Sardegna sottolineano, inoltre, anche una bassa percentuale di consenso – il 24%, venti punti in meno rispetto alla media nazionale – alla consultazione dei propri documenti nel Fascicolo sanitario elettronico. Nonostante all’interno del Fse in Sardegna siano disponibili 16 documenti del totale delle 20 tipologie previste dal DM 7 settembre 2023, contro i 14 della media italiana.
«A soli tre mesi dalla rendicontazione finale della missione salute del Pnrr il 30 giugno 2026 – ha dichiarato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, riportato da Ansa – l’obiettivo di rendere Case e Ospedali di Comunità pienamente funzionanti, requisito indispensabile per raggiungere i target, resta ancora molto lontano, con avanzamenti lenti e inaccettabili diseguaglianze regionali. Pesano i ritardi strutturali, l’attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico; per le Case della Comunità anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia, figura chiave dell’assistenza territoriale». Serve, dunque, un cambio di passo per evitare di incorrere in problematiche importanti: «Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi», ha precisato Cartabellotta.
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