
Un medico in ospedale
L’emergenza sanitaria in Sardegna raggiunge livelli sempre più critici: mancano 496 medici di base e circa 595mila cittadini risultano privi dell’assistenza primaria. A questo si aggiunge un quadro destinato a peggiorare, con 231 camici bianchi pronti ad andare in pensione nei prossimi due anni e un ricambio generazionale insufficiente.
Le difficoltà si riflettono su tutto il sistema: carenza di pediatri, reparti ospedalieri chiusi o a rischio, Pronto soccorso sotto pressione e liste d’attesa sempre più lunghe. Cresce anche la migrazione sanitaria verso altre regioni, mentre circa 320mila persone rinunciano alle cure. Nei territori interni, raggiungere un ospedale può richiedere oltre un’ora di viaggio, con l’elisoccorso spesso impossibilitato a operare in condizioni meteo avverse.
In questo contesto si inserisce la proposta di legge presentata dai consiglieri di Orizzonte Comune Sandro Porcu, Salvatore Cau e Lorenzo Cozzolino, con l’obiettivo di incentivare medici e personale sanitario a lavorare nei territori più svantaggiati. Il piano prevede 60 milioni di euro nel triennio 2026-2028 per sostenere professionisti che operano nei piccoli comuni, nelle aree interne e nei presìdi ospedalieri minori.
Tra le misure allo studio, contributi per l’acquisto della casa, sostegno alle spese degli ambulatori e servizi per le famiglie, così da rendere più attrattiva la permanenza lontano dai grandi centri. Un approccio che si affianca all’integrativo recentemente firmato dalla Regione, che prevede fino a 2mila euro mensili in più per i medici nelle sedi carenti.
«Questa legge nasce dalla necessità urgente di contrastare il progressivo indebolimento dei servizi sanitari nei piccoli comuni», spiegano i proponenti, sottolineando come la carenza di assistenza rappresenti una delle principali cause di disuguaglianza e spopolamento.
Per Cozzolino, serve un cambio di paradigma: «Non possiamo affrontare il problema con soluzioni temporanee o emergenziali. La sanità territoriale deve diventare un investimento strategico per il futuro dell’Isola».
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