
Un impianto eolico
Si riaccende il confronto tra Stato e Regione sul tema dell’energia e della gestione del territorio. Il Consiglio dei ministri ha infatti deciso di intervenire nel giudizio di legittimità costituzionale promosso dalla Regione contro una norma del decreto-legge 175 del 2025 relativa all’individuazione delle aree idonee per impianti eolici e fotovoltaici.
La scelta dell’esecutivo, formalmente una prassi giuridica, rappresenta però anche un segnale politico chiaro: sostenere la validità della legge nazionale contestata da Cagliari. La Regione aveva impugnato il provvedimento davanti alla Consulta denunciando un conflitto di competenze e rivendicando il diritto di decidere autonomamente sull’uso del proprio territorio.
Al centro dello scontro vi sono le modalità con cui vengono individuate le superfici destinate agli impianti energetici. Secondo la normativa statale, si tratterebbe di circa 370mila ettari, pari a un quarto dell’isola. Una prospettiva che, per la Giunta regionale, rischia di comprimere le prerogative statutarie e di compromettere la tutela del paesaggio e dei beni archeologici.
Tra le criticità evidenziate figurano anche i meccanismi autorizzativi, considerati troppo automatici e poco attenti alle specificità locali. Non mancano esempi concreti di tensione, come il caso di Saccargia, dove un progetto eolico di grandi dimensioni ha sollevato forti proteste.
Il Governo, rappresentato dall’Avvocatura dello Stato, porterà le proprie ragioni davanti alla Corte costituzionale. I tempi della decisione non sono ancora noti, ma la posta in gioco è elevata: tra progetti a terra e offshore, si prospetta un’espansione significativa degli impianti, con migliaia di nuove turbine e vaste superfici destinate al fotovoltaico. Una trasformazione che alimenta interrogativi non solo sul paesaggio, ma anche sull’equilibrio tra autonomia regionale e indirizzo nazionale.
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