I dati

Turismo, crescono i numeri degli arrivi: il report di Confindustria La domanda straniera traina il settore, ma la concentrazione nel tempo e negli spazi porta ancora domande

Numeri positivi per il turismo in Sardegna nella prima parte del 2026. A testimoniarlo i dati messi insieme dal Centro studi di Confindustria Sardegna: rispetto al 2025, sarebbero infatti 600.000 le presenze in più nei primi otto mesi del 2026. Tra gennaio e agosto 2026 le strutture alberghiere ed extralberghiere dell’Isola hanno registrato 3,32 milioni di arrivi e 13,83 milioni di presenze: rispettivamente il 4,0% e il 4,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Con un boost di presenze a partire da maggio, causato soprattutto dalla presenza sempre più impattante di turisti stranieri: nei primi otto mesi hanno generato 7,33 milioni di pernottamenti, il 10,1% in più rispetto al 2025

«Questi risultati mostrano la straordinaria forza della domanda per la Sardegna, e rappresentano soltanto la parte visibile di un iceberg ancora tutto da scoprire», afferma Andrea Porcu, direttore del Centro Studi di Confindustria Sardegna. «Non dobbiamo limitarci ad accogliere più visitatori nei mesi in cui l’Isola è già molto richiesta. La vera sfida è costruire occasioni di viaggio capaci di attrarre una domanda diversa, in altri periodi dell’anno e in territori e ambiti che oggi partecipano poco alla crescita di questo imprescindibile comparto». La concentrazione in pochi mesi dell’anno – nel 2025 solo il 4% delle presenze annue si è avuto tra novembre e marzo – e l’afflusso nei comuni litoranei – il 93,3% dei 467 mila posti letto censiti si trova nei 71 comuni litoranei e soltanto il 4,1% delle presenze turistiche è attribuibile all’entroterra, secondo il report presentato – riporta la discussione su accessibilità e allungamento della stagione. Un discorso su cui pesa la condizione del trasporto, principalmente quello aereo. «La questione dell’accessibilità nei mesi non estivi – ha proseguito ancora Porcu – è, contestualmente, una condizione e un possibile risultato dello sviluppo di un prodotto turistico valido durante tutto l’anno. Nelle aree interne siamo ancora lontani da una filiera turistica con la scala necessaria a produrre ricchezza e occupazione lungo tutto l’anno e a saturare un eventuale incremento dei voli». Da qui, per Confindustria, la possibilità di attuare politiche di «sviluppo del comparto più articolate e coraggiose, facilitando e promuovendo iniziative di investimento anche nei piccoli comuni, costieri o dell’interno, così come hanno fatto altre regioni del sud Italia».

 


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