
Le celle del carcere
È stato completato tra sabato e domenica il trasferimento di 88 detenuti sottoposti al regime del 41 bis verso il carcere di Uta. L’operazione, predisposta dal ministero della Giustizia, ha coinvolto sei istituti penitenziari della Penisola e porta in Sardegna un consistente gruppo di reclusi considerati di elevata pericolosità.
Il contingente più numeroso proviene dal carcere di Viterbo, da cui sono stati trasferiti 41 detenuti. Altri 21 sono arrivati da Terni, mentre il trasferimento ha riguardato anche nove reclusi da Milano, quattro da Roma, sette dall’Aquila e sei da Spoleto. Dai primi due istituti, dunque, è stata trasferita l’intera popolazione detenuta sottoposta al regime di massima sicurezza.
Per ora non sono stati diffusi ufficialmente i nomi delle persone trasferite. Nel frattempo, però, iniziano a circolare indiscrezioni su alcuni dei detenuti destinati a Uta. Tra le ipotesi figurano esponenti di vertice della Sacra Corona Unita, persone coinvolte nell’inchiesta di Mafia Capitale e affiliati al clan dei Casalesi. Tra questi ultimi ci sarebbe anche un parente del boss noto con il soprannome di «Sandokan». Al momento, tuttavia, non sono arrivate conferme ufficiali.
La decisione del Governo ha provocato in Sardegna forti reazioni politiche e proteste, alimentando anche il confronto sulla scelta di concentrare nell’Isola un numero elevato di detenuti sottoposti al 41 bis.
La presidente della Regione, Alessandra Todde, ha annunciato l’intenzione di impugnare il provvedimento davanti al Tar e alla Corte costituzionale, contestando allo Stato le modalità con cui è stata assunta la decisione e denunciando quella che considera una penalizzazione per la Sardegna.
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