
La crisi internazionale in Medio Oriente colpisce anche l’industria sarda. Fluorsid ha annunciato lo stop di tre linee produttive, una decisione che potrebbe tradursi in un numero ancora imprecisato di esuberi nello stabilimento di Macchiareddu.
A riferirlo sono i sindacati Cgil, Cisl e Uil, che esprimono forte preoccupazione per le ricadute occupazionali. Secondo quanto riportato dai rappresentanti dei lavoratori, l’azienda sarebbe intenzionata ad avviare già da maggio trattative dirette con i lavoratori per gestire uscite su base volontaria.
La situazione è stata illustrata giovedì scorso durante un incontro tra l’azionista di maggioranza Tommaso Edoardo Giulini, l’amministratore delegato Andrea Alessandro Muntoni e le organizzazioni sindacali. In quella sede è emersa «una grande difficoltà» per l’azienda, aggravata negli ultimi mesi dalla crisi mediorientale.
In particolare, pesano la chiusura dello stretto di Hormuz e i bombardamenti che hanno colpito alcune raffinerie rifornite dalla stessa Fluorsid, con conseguenze dirette sulla catena di approvvigionamento. A questo si aggiunge la crescente concorrenza dei mercati cinesi, che – secondo quanto evidenziato dall’azienda – rende oggi insostenibili i livelli produttivi mantenuti in passato nel settore del fluoruro d’alluminio.
Da qui la decisione di fermare le linee produttive 1, 2 e 3 a partire da metà giugno e di ridurre significativamente i volumi: la produzione annua passerà da circa 100mila a 40mila tonnellate.
Uno scenario che allarma i sindacati, che temono nuove ripercussioni su un territorio già fragile dal punto di vista industriale. «Il caso Fluorsid – avvertono – rischia di trasformarsi nell’ennesima crisi per la zona industriale di Macchiareddu», da anni alle prese con vertenze e ridimensionamenti produttivi.
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