
Custodire le voci ei volti umani nell’epoca dell’intelligenza artificiale e della comunicazione globale. È la sfida che accompagna la sessantesima giornata mondiale delle comunicazioni sociali, celebrata dalla Chiesa in un tempo segnato da profondi cambiamenti tecnologici e culturali. Nel suo primo messaggio per questa ricorrenza, papa Leone XIV richiama comunicatori, giornalisti e cittadini alla responsabilità di una comunicazione autentica, capace di mettere al centro la persona e di non smarrire il senso umano delle relazioni.
Un invito che interpella direttamente il mondo dell’informazione, chiamato a confrontarsi quotidianamente con strumenti sempre più sofisticati e con la necessità di distinguere la verità dalla manipolazione. Sul tema è intervenuto anche Giuseppe Meloni, presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna, che ha riflettuto sulle implicazioni etiche e professionali dell’innovazione tecnologica. «Io credo – afferma il giornalista – che una delle chiavi di lettura del messaggio del Papa sia la profonda conoscenza, il profondo studio degli strumenti anche innovativi di cui parla», osserva il presidente dell’Ordine Giuseppe Meloni.
Per il presidente dell’Ordine dei giornalisti, infatti, la risposta alle trasformazioni in atto non può essere la paura o il rifiuto della tecnologia, ma una conoscenza capace di orientare l’uso degli strumenti digitali verso finalità autenticamente umane. «Quando tu mi dici come facciamo a custodire voci e volti umani, io credo che la soluzione non sia ignorare quello che sta accadendo, rifiutare la tecnologia in maniera apocalittica», sottolinea ancora Meloni. Una riflessione che si inserisce pienamente nel solco tracciato dal Pontefice, il quale invita a governare i molteplici processi di innovazione senza subirli passivamente.
di Andrea Pala
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