Lavoro

Sciopero dei dipendenti di Banca Monte dei Paschi: «Organici insufficienti, situazione insostenibile» L'11 maggio è stata proclamata una giornata di sciopero: nell'Isola tagliato il 25 per cento del personale

I lavoratori e le lavoratrici di Banca Monte dei Paschi di Siena operanti in Sardegna hanno annunciato per l’11 maggio una giornata di sciopero per denunciare una situazione definita ormai “insostenibile” a causa della grave carenza di personale negli uffici dell’isola.

La protesta arriva al termine di un confronto durato oltre sedici mesi tra le organizzazioni sindacali e l’azienda sul tema degli organici, senza che si sia giunti a una soluzione condivisa. I rappresentanti dei lavoratori avevano più volte sollecitato interventi concreti per rafforzare il personale, ritenuto insufficiente a garantire sia un adeguato servizio alla clientela sia il raggiungimento degli obiettivi economici dell’istituto.

Secondo i dati forniti dalle sigle sindacali, negli ultimi tre anni in Sardegna si è registrata una riduzione del 25% dell’organico, pari a 27 dipendenti in meno su un totale attuale di 81. Una diminuzione che avrebbe comportato un forte aumento dei carichi di lavoro e condizioni operative sempre più difficili, con possibili rischi anche di natura legale e disciplinare per il personale.

La situazione si è ulteriormente irrigidita dopo il fallimento del tentativo di conciliazione attivato presso l’ABI, non accolto dall’azienda, che ha di fatto chiuso ogni spazio di mediazione, secondo quanto riferito dalle rappresentanze sindacali.

«Abbiamo chiesto un confronto serio per risolvere una situazione da tempo insostenibile, ma la banca ha rifiutato anche il tentativo di conciliazione. A questo punto lo sciopero è inevitabile», dichiarano le RSA, sottolineando come la cronica carenza di organico stia incidendo sia sulle condizioni di lavoro sia sulla qualità del servizio.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda il ricambio generazionale: secondo i rappresentanti dei lavoratori, su 81 dipendenti complessivi, solo tre hanno meno di 35 anni, mentre l’età media si aggira intorno ai 55 anni. Una situazione che, secondo i sindacati, rende necessario un piano di nuove assunzioni per garantire la sostenibilità futura dell’azienda.

Dura la posizione della First CISL Sardegna. “Abbiamo utilizzato tutti gli strumenti previsti, fino alla procedura di conciliazione. È stata la banca a scegliere di non confrontarsi”, afferma il segretario generale Ettore Erriquez. “Quando manca anche la disponibilità minima al dialogo, lo sciopero non è una scelta ideologica ma una conseguenza. Chiediamo condizioni di lavoro sostenibili e rispetto per chi ogni giorno garantisce l’operatività della banca”.

Sulla stessa linea anche la Fisac CGIL Sardegna, che critica un modello organizzativo ritenuto penalizzante per i lavoratori. “I dipendenti hanno garantito il funzionamento della banca in un decennio complesso con grande senso di responsabilità”, sottolinea il segretario generale Marcello Simula. “Ma le scelte aziendali non hanno dato adeguata risposta alle criticità del territorio”.

Secondo il sindacato, la situazione evidenzierebbe un modello di gestione basato prevalentemente sulla riduzione del personale, con conseguenze sia operative sia sociali.


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