
Un cartello che identifica materiale potenzialmente radioattivo
Il tema del nucleare torna al centro del dibattito nazionale e riaccende le tensioni in Sardegna. A rilanciarlo è stato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto a Milano durante un evento sulla transizione energetica: entro la fine della legislatura, ha annunciato, sarà individuato il sito per il deposito temporaneo delle scorie.
Parole che hanno avuto un’immediata eco nell’isola, inserita tra le aree considerate idonee. La prospettiva di ospitare l’infrastruttura, e persino i nuovi mini reattori modulari su cui punta il Governo, ha provocato una netta levata di scudi da parte delle istituzioni locali. Il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini ha ribadito una posizione già espressa in passato: nessuna nuova servitù sul territorio sardo.
Il percorso delineato dal Governo prevede l’inserimento della scelta del sito in una legge delega, attualmente in fase di esame parlamentare, con centinaia di emendamenti da valutare. L’obiettivo è arrivare entro l’anno ai decreti attuativi che renderanno operativa la decisione.
Sul piano tecnico, la selezione riguarda territori a bassa sismicità e con scarsa densità abitativa. In questo quadro, la Sardegna presenta caratteristiche considerate favorevoli, tanto che nella Carta nazionale delle aree idonee compaiono diversi comuni tra Sud Sardegna e Oristanese.
Proprio da questi territori si alza la protesta dei sindaci, che denunciano il rischio di nuove penalizzazioni per un’isola già gravata da numerose servitù. Viene inoltre richiamato il referendum consultivo del 2011, con cui i sardi espressero chiaramente la loro contrarietà al nucleare.
Le amministrazioni locali chiedono ascolto e mettono in guardia anche sui costi e sui rischi legati al trasporto delle scorie. Sullo sfondo resta il confronto, ancora aperto, tra esigenze energetiche nazionali e tutela dei territori.
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